19/11/2011

Parkinson, le nuove cure con staminali embrionali

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Una nuova tecnica consente di trasformare le cellule staminali degli embrioni umani in neuroni capaci di rimpiazzare quelli distrutti dal morbo di Parkinson. Una volta trapiantati in animali, questi neuroni sono capaci di sopravvivere a lungo integrandosi bene con le altre cellule nervose. Lo dimostra su Nature uno studio statunitense co-finanziato dal consorzio europeo di ricerca NeuroStemCell, coordinato da Elena Cattaneo dell'università di Milano. Da oltre un decennio si usano le cellule staminali per produrre in laboratorio i neuroni dopaminergici, quelle cellule del cervello che producono una molecola-segnale chiamata dopamina che scarseggia nei malati di Parkinson.


 I neuroni così 'rigeneratì sono stati finora incapaci di sopravvivere e integrarsi nel cervello dopo il trapianto, e hanno mostrato la pericolosa tendenza a crescere in modo incontrollato, con il rischio di generare tumori. Per superare questo problema, i ricercatori americani guidati da Lorenz Studer, del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, hanno sfruttato le nuove conoscenze sullo sviluppo del sistema nervoso guidando il programma genetico delle staminali verso la trasformazione in 'autentichè cellule dopaminergiche, praticamente indistinguibili da quelle presenti nel cervello umano. Una volta trapiantati in tre modelli animali affetti dal morbo di Parkinson (topi, ratti e scimmie), i neuroni hanno dimostrato di poter sopravvivere a lungo termine e di integrarsi con le altre cellule nervose creando nuove reti di comunicazione. Inoltre non proliferano in modo incontrollato, scongiurando così il rischio di tumori. In topi e ratti affetti da Parkinson, infine, il trapianto è riuscito addirittura a contrastare alcuni sintomi della malattia. La disponibilità di queste nuove cellule costituisce un importante passo avanti per la ricerca, e sembra poter aprire nuove strade per la lotta alle malattie neurodegenerative. Il cammino però è ancora lungo e difficile. «Stiamo lavorando per produrre queste cellule in condizioni adatte per gli studi clinici», precisa Studler. «È un processo che richiede adattamenti complessi, i primi studi sui pazienti non potranno iniziare che tra 3 o 4 anni». «Questo lavoro rappresenta un importante passo in avanti verso le possibili applicazioni cliniche delle cellule staminali embrionali umane», commenta Elena Cattaneo, direttore del centro di ricerca sulle staminali dell'università di Milano. I risultati dell'equipe di Studer «pongono una sfida all'Europa riguardo alla legislazione futura e alla competitività in questo campo», conclude l'esperta, riferendosi ai limiti imposti alla ricerca sulle staminali embrionali umane, e alla recente sentenza della Corte di Giustizia europea che ha vietato la brevettabilità delle invenzioni da esse derivanti.





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Commenti

Sono sollevata da questa notizia...mia madre ha 78 anni e da 10 soffre di questa malattia, la vedo soffrire ogni giorno e ogni giorno prego che la scienza trovi il modo di distruggere il Parkinson. Spero arrivi presto il momento di sottoporla alle persone e spero che i pregiudizi sugli embrioni vengano sorpassati dalla consapevoleza di quante persone si possono salvare e dare una vita dignitosa a chi soffre di questa malattia

Scritto da: Tiziana | 22/01/2012

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mia madre ha 60 anni vorrei sapere come e possibile e dove e possibileinformarsi bene su questo trattamento.

Scritto da: giuseppe | 30/01/2012

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Mia madre ha sessanta sei anni,e da cinque e affetta da questa malattia,avrei il piacere di rimanere informata per quando riguarda le ricerche

Scritto da: Antonietta | 30/01/2012

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Mio fratello ha 65 anni, e da circa 10, ha il morbo di Parkinson, vorrei sapere, se dovessero intervenire delle novità, o degli aggiornamenti a questo tipo di malattia, essere informata.
Ringrazio

Scritto da: orianna | 19/02/2012

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Mia madre ha 77 anni e sono più di 30 anni che soffre di questo "mostro", scusate ma io non riesco a chiamarlo in maniera diversa, purtroppo ormai non parla più, si è come chiusa la gola tanto che devono alimentarla con sondino nel naso, sta fissa a letto ridotta quasi ad un vegetale,anche se capisce tutto quello che le succede intorno, spero che quest'agonia finisca presto e, anche se x lei non c'è più niente da fare, la ricerca vada avanti e trovi nuove cure x chi soffre di questa malattia. Ciao Anna

Scritto da: anna | 19/02/2012

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