Litchi: Proprietà e Benefici curative

Il litchi ( o litchis) è un frutto esotico originario della Cina e appartenente alla famiglia delle Sapindacee il cui albero può raggiungere l’altezza di 30 metri con foglie lunghe sempreverdi. I frutti del litchi crescono in grappoli e giungono a maturazione nel tardo periodo autunnale; esistono molte varietà di litchi, più di 40 e, a seconda del tipo cambia il colore della buccia e della polpa.
Cina ed India sono attualmente i maggiori produttori mondiali di questo frutto particolare, mentre in Italia, per ora, esistono solo alcune coltivazioni al sud.
Il litchi viene anche chiamato col nome di uva cinese o ciliegio cinese, ha forma ovale ed è ricoperto da una sottile crosta verde quando acerbo e rossa quando matura; all’interno sotto alla polpa bianca, troviamo un grosso nocciolo simile a quello delle nespole.

Le principali sostanze contenute nel litchi sono costituite da minerali come potassio, rame, magnesio, fosforo, e calcio; sono presenti inoltre, proteine, vitamine appartenenti al gruppo B, acido nicotinico, fibre, carboidrati e zuccheri, oltre naturalmente all’acqua. Per quanto riguarda il suo valore calorico, 100 grammi di litchi forniscono circa 60 calorie.
 

Proprietà curative e benefici del Litchi

Le principali proprietà terapeutiche del litchi si devono soprattutto all’acido nicotinico in esso contenuto; infatti questa sostanza è in grado di dilatare i vasi sanguigni,  facilita la purificazione del sangue e allo stesso tempo è in grado di regolare numerose reazioni ossidative nelle cellule del nostro organismo, rendendosi così importante al fine della prevenzione di patologie come l’aterosclerosi. La presenza di minerali importanti come potassio e magnesio è utile per rafforzare e rendere più tonico il cuore e l’apparato circolatorio. In ultimo il litchi, grazie alle sue proprietà, può anche essere utile per prevenire la gastrite e per diminuire la percentuale di zucchero nel sangue, fattore, questo, molto utile a chi soffre di diabete.

La principale specie di litchi che meglio si presta alla coltivazione dalle nostri parti, parliamo sempre del sud Italia, è la “Mauritius”; Bengali questa pianta produce frutti che giungono a maturazione in primavera e nelle zone di origine ha una produzione che può raggiungere i 200 quintali per ettaro.

Il clima ideale per la coltivazione della pianta del litchi è quello tipico delle zone sub tropicali, con estati calde ed umide ed inverni secchi e non particolarmente rigidi; le piante più giovano soffrono molto il freddo e, qui in Italia, hanno bisogno di particolari attenzioni che, una volta cresciuta la pianta, possono venire abbandonate. Sono molto pericolose per la salute della pianta giovane, le abbondanti piogge nel periodo della fioritura e solo quando la pianta comincerà a diventare adulta, la sua coltivazione risulterà meno difficoltosa. Nella nostra zona mediterranea il periodo ideale per la semina è a fine Febbraio, periodo in cui le piogge sono solitamente abbondanti; la concimazione avviene per mezzo di azoto, fosforo e potassio ed è necessario, in estate, fornire sempre una buona quantità d’acqua alle piante.

Mr Loto

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Quinta malattia: foto, sintomi, durata e cura

La quinta malattia, comune specialmente nei ragazzi di età compresa tra i 5 e i 15 anni, di norma si manifesta con una distintiva eruzione cutanea di colore rosso sul viso che fa apparire la pelle del bambino come una guancia schiaffeggiata. L’eruzione cutanea si estende poi al tronco, alle braccia e alle gambe.

La quinta malattia in realtà è solo una malattia virale che la maggior parte di ragazzi supera rapidamente e senza complicazioni.

La quinta malattia è chiamata anche eritema infettivo ed è causata dal parvovirus B19. Il virus umano responsabile della quinta malattia non è lo stesso parvovirus con il quale hanno a che fare i veterinari, che può colpire animali domestici, e non può essere passato da umani ad animali e viceversa.

Gli studi dimostrano che sebbene il 40% – 60% per cento degli adulti in tutto il mondo abbiano dato prova in laboratorio di un’infezione da parvovirus B19, la maggior parte di questi adulti può non ricordare di aver avuto sintomi di quinta malattia. Ciò porta gli esperti medici a credere che molte persone con infezione da B19 abbiano avuto sintomi molto lievi o addirittura nessun sintomo.

La quinta malattia è diffusa in ogni parte del mondo, focolai di parvovirus tendono a diffondersi nel tardo inverno e all’inizio della primavera, ma possono esserci sporadici casi di malattia in ogni altro periodo dell’anno.

sintomi:La quinta malattia inizia con una febbre lieve, mal di testa e sintomi influenzali (naso rosso o naso che cola). Questi sintomi poi svaniscono e la malattia sembra aver fatto il suo corso, finché un’eruzione appare qualche giorno più tardi. La manifestazione di colore rosso acceso appare prima sul viso, alcuni giorni più tardi si diffonde con un colore rosso, di solito più leggero, e si estende al tronco, alle braccia, e alle gambe risparmiando spesso le palme delle mani e le piante dei piedi.

Quando l’eruzione inizia schiarirsi tende ad assumere un aspetto simile ad un reticolato.

I bambini con età inferiore ai dieci anni hanno più probabilità di avere l’eruzione, ma i bambini più grandi e gli adulti lamentano più spesso prurito. Possono servire fino a 3 settimane perché l’eruzione cutanea svanisca completamente e durante tale periodo questa sembra peggiorare finché svanisce del tutto.

Alcuni tipi di stimolo (come la luce del sole, il calore, l’esercizio e lo stress) possono riattivare l’eruzione fin quando essa non è passata. Altri sintomi che possono manifestarsi a volte con la quinta malattia includono gonfiore alle ghiandole, occhi rossi, mal di gola, diarrea a e raramente eruzioni cutanee di aspetto simile a vescicole e lividi. In alcuni casi, soprattutto negli adulti e negli adolescenti, un attacco di quinta malattia può essere seguita da gonfiore o dolore, spesso alle mani, ai polsi, alle ginocchia o alle caviglie.

prevenzione: Non c’è vaccino per la quinta malattia e non c’è nessun modo sicuro per prevenire il diffondersi del virus. Isolare chi presenta l’eruzione della quinta malattia non previene il diffondersi dell’infezione, perché la persona di solito non è contagiosa in quel lasso di tempo.

Praticare una buona igiene, specialmente lavandosi frequentemente le mani, è sempre una buona idea perché può aiutare a prevenire il diffondersi di molte infezioni.

diagnosi e durata: Il periodo di incubazione (il tempo che intercorre tra il momento dell’infezione e la manifestazione dei sintomi) per la quinta malattia va dai 4 ai 28 giorni, con una media pari a 16-17 giorni.

L’eruzione della quinta malattia di solito dura da 1 a 3 settimane, in rari casi nei bambini più grandi e negli adulti il gonfiore ed il dolore comuni della quinta malattia durano da pochi mesi fino a qualche anno.

I medici possono diagnosticare la quinta malattia dall’eruzione distribuita sulla faccia e sul corpo. Se un bambino o un adulto dice di non aver avuto alcuna eruzione ma è stato malato per un certo periodo il dottore può ordinare gli esami del sangue per determinare se la malattia può essere causata dal parvovirus B19

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Rosolia: sintomi e rischi.

SINTOMI: L’infezione della rosolia può iniziare con uno o due giorni di lievefebbre (37-38 °C) e gonfiore ai linfonodi, di solito quelli situati nella parte posteriore del collo, dietro le orecchie. Quindi appare un’eruzione cutanea che inizia dal viso e si estende verso il basso. Come questa si diffonde verso il corpo in basso, di solito sparisce dal viso. Quest’eruzione cutanea spesso è il primo segno di malattia di cui si accorge il genitore.

L’eruzione cutanea della rosolia può apparire come per molte altre eruzioni cutanee virali. Appare infatti come un’infiammazione di colore rosa o rosso, i cui punti possono fondersi per formare delle macchie uniformemente colorate. L’eruzione cutanea può provocare prurito e durare fino a tre giorni. Come si cancella l’eruzione cutanea, la pelle colpita, occasionalmente, cade in piccoli fiocchi.

Altri sintomi di rosolia, che sono molto comuni nei giovani e negli adulti, possono includere:

  • mal di testa;
  • perdita dell’appetito;
  • una lieve congiuntivite (infiammazione del rivestimento di occhi le palpebre) ;
  • naso otturato o naso che cola;
  • linfonodi gonfi in altre parti del corpo;
  • dolore e gonfiore delle articolazioni (in particolare nelle giovani donne).

Molte persone con la rosolia invece non manifestano alcun sintomo evidente.

trasmissione: Il virus della rosolia passa da persona a persona attraverso le piccole gocce di liquido che fuoriescono dal naso e dalla gola. Le persone che hanno la rosolia sono contagiose da una settimana prima ad una settimana dopo la comparsa dell’eruzione. Chi è stato infettato, ma non manifesta ancora i sintomi, può comunque già diffondere il virus.

pericoliQuando la rosolia contagia una donna incinta, può causare la sindrome della rosolia congenita al nascituro, con conseguenze potenzialmente molto dannose per il feto in via di sviluppo. I bambini che sono infettati dalla rosolia prima della nascita sono a rischio di ritardo di crescita, ritardo mentale, malformazioni del cuore, cecità, sordità, problemi al fegato, alla milza, al midollo osseo.

Dalla dodicesima alla ventottesima settimana la placenta esplica un’azione protettiva ed è quindi più raro che si verifichi un’infezione fetale in questo periodo, maggiormente a rischio è invece il periodo precedente.

E’ possibile verificare l’immunità della madre alla rosolia con ilrubeotest, da eseguire prima dell’avvio della gravidanza. L’esame viene comunque ripetuto con le prime analisi del sangue da eseguire in gestazione.

cura e terapiaLa rosolia non può essere trattata con antibiotici, perché gli antibiotici non funzionano contro le infezioni virali. A meno che non vi siano complicazioni, la rosolia si risolverà da sola.

Ogni donna incinta esposta a malati di rosolia deve invece contattare immediatamente il suo ginecologo.

La rosolia in genere è una malattia lieve, in particolare nei bambini. I bambini colpiti in genere possono essere curati a casa. Controllare la temperatura del giovane malato e chiamare il medico se la febbre diventasse troppo elevata.

Per alleviare i sintomi minori ad un bambino, è possibile somministrare paracetamolo (Tachipirina, Efferalgan, Sanipirina) od ibuprofene (Nureflex, Antalfebal). Evitare di somministrare l’aspirina ad un bambino che ha una malattia virale, perché il suo uso in questi casi  è stato associato con lo sviluppo della sindrome di Reye, che può portare all’insufficienza epatica e alla morte.

prevenzioneLa rosolia può essere prevenuta con un vaccino anti-rosolia. Una larga immunizzazione contro la rosolia è fondamentale per controllare la diffusione della malattia, impedendo in tal modo difetti di nascita causati da sindrome da rosolia congenita.

Il vaccino è di solito dato al bambino dai 12 ai 15 mesi come parte dell’immunizzazione morbillo-parotite-rosolia. Una seconda dose del vaccino è generalmente data dai 4 ai 6 anni di età. Come nel caso di tutte le altre immunizzazioni in programma vi sono importanti eccezioni e circostanze particolari da considerare.

Il vaccino da rosolia non deve essere somministrato ad ogni stadio di gravidanza o in donne che possono diventare gravide entro un mese dalla data di ricevimento del vaccino. Se state programmando una gravidanza, assicuratevi di essere immuni alla rosolia attraverso un esame del sangue con una prova di immunizzazione. Se non siete immunizzate, dovreste prendere il vaccino almeno un mese prima della gravidanza.

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Olio di oliva per curare colesterolo ed ipertensione

L’Olivo, Olea europea, è una pianta di cui viene utilizzata la foglia; la sua efficacia si esplica nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, nelle malattie cardiovascolari in genere e nel diabete non insulino dipendente.

Le malattie cardiovascolari sono oggi la più frequeste causa di mortalità e morbilità in Italia e in Europa, nonché una delle principali cause di invalidità. L’arterosclerosi, patologia cronico-degenerativa sistemica e multifattoriale, è una dei responsabili principali di queste malattie. Sempre più spesso si sottolinea non solo la necessità di ridurre la quantità di grassi assunti nella dieta, ma sopratutto di valutare con attenzione quali assumere.

L’olio di oliva, da secoli caratterizzante la dieta mediterranea, dimostra di essere la fonte ideale di grassi, oltre a vantare proprietà anti-ipertensive ed ipocolesterolizzanti.

L’azione ipotensiva delle foglie di olivo è stata a lungo attribuita ad un’unica sostanza, l’oleuropeoside, che manifesta proprietà vasodilatatrici, antiaritmiche e spasmolitiche. E’ stata tuttavia messa recentemente in luce un’ulteriore sostanza, l’oleacina, che potrebbe da sola giustificare l’azione ipotensiva di questa pianta.

Al di là di quali sostanze determinino l’efficacia dell’olivo è importante ricordare che il suo uso contribuisce a curare anche disturbi associati all’ipertensione come la cefalea, le vertigini ed il ronzio. Un’altra interessante proprietà è la sua azione ipoglicemizzante, infatti è usato come cura coaudiuvante del diabete di tipo II, cioè non insulino dipendente.

La foglia di olivo agisce anche sul fronte del colesterolo contribuendo ad abbassare l’LDL e ad aumentare il colesterolo HDL, quello buono, grazie sopratutto al suo contenuto di polifenoli.

Nel nostro paese, come del resto in quasi tutti i paesi occidentali, la nostra alimentazione è troppo ricca di grassi saturi (grassi animali) e di zuccheri a rapido assorbimento (glucosio, fruttosio ecc.) che aggravano o determinano le malattie cardiovascolari. Un apporto costante di olio di oliva permette di riequilibrare il bilancio lipidico sanguigno e di proteggere le arterie, senza prescindere da una dieta sana ed equilibrata.

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Sconfiggere il cancro con una terapia completamente naturale che non provoca nausea, perdita di peso e di capelli.

Alcuni tipi di cancro (colon, seno, prostata,ecc) sconfitti da una miracolosa pianta dell’ Amazzonia di cui si è scoperto essere 10.000 volte più potente di alcuni farmaci chemioterapici


Da oggi il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza sembrano molto più promettenti che mai. Il merito va ad una pianta che cresce in Amazzonia, nelle foreste pluviali del sud America: la GRAVIOLA (annona muricata). Molto probabilmente fra non molto tempo potremo cambiare opinione sulle possibilità di sconfiggere il cancro. Dagli estratti di questa potente pianta potrà essere possibile:

  • Sconfiggere il cancro in tutta sicurezza con una terapia completamente naturale che non provoca nausea, perdita di peso e di capelli.
  • Proteggere il sistema immunitario ed evitare infezioni fatali.
  • Sentirsi più forti e sani durante tutto il corso del trattamento.
  • Aumentare la propria energia e migliorare l’aspettativa di vita.

Una grande e conosciuta industria farmaceutica statunitense per più di sette anni ha studiato e testato in laboratorio le proprietà della graviola. Non essendo riuscita a isolare e duplicare in una formula chimica brevettabile i due più potenti componenti della pianta e quindi non potendo trarre grandi profitti dalla vendita di un farmaco, l’azienda ha abbandonato il progetto evitando di rendere pubblico il risultato della ricerca. Siccome per legge non si possono brevettare le sostanze naturali (giustamente, la natura appartiene a tutti, non se ne possono brevettare le meraviglie), uno studio clinico che comporta investimenti per centinaia di migliaia o addirittura milioni di dollari deve avere poi un suo ritorno economico dalla vendita dei prodotti; nessuna casa farmaceutica condurrà mai degli studi su sostanze che poi chiunque potrebbe coltivare o raccogliere per preparare il proprio rimedio personale. 

Fortunatamente uno dei ricercatori di quella compagnia, pur condividendone gli obiettivi di profitto, non poteva accettare la decisione di nascondere al mondo questo unico killer del cancro. Fu così che ascoltando la sua coscienza e rischiando la carriera decise di contattare e informare la Raintree Nutrition, una compagnia statunitense che si dedica alla ricerca, al raccolto e alla riforestazione di piante ed erbe nell’Amazzonia. La sua presidente è riuscita a guarire da una rara forma di leucemia proprio grazie alle piante della foresta pluviale.

Durante le sue ricerche la Raintree Nutrution ha scoperto che anche il NATIONAL CANCER INSTITUTE (NCI) nel 1976 aveva già verificato che gli estratti di questa pianta erano in grado di attaccare e distruggere le cellule maligne del cancro. Questo studio era però stato archiviato come un rapporto interno e mai reso pubblico.

Nonostante queste proprietà siano state scoperte già nel 1976, non è mai stato condotto uno studio su esseri umani, quindi nessuna sperimentazione a doppio cieco e altri test per verificare il valore del trattamento tale da essere pubblicato sulle riviste mediche e quindi universalmente accettato come terapia. In ogni caso, la graviola ha dimostrato di poter distruggere le cellule del cancro in altri 20 studi di laboratorio. Il più recente, condotto dalla Catholic University of South Corea agli inizi del 2001, ha rivelato che due composti estratti dai semi della graviola hanno mostrato una “citotossicità selettiva comparabile all’Adramycin” (un farmaco comunemente usato nella chemioterapia) per le cellule del cancro al colon e al seno, lasciando contemporaneamente intatte le cellule sane, al contrario di quello che si verifica con la chemioterapia.

In un altro studio, pubblicato sul Journal of Natural Products, ha dimostrato che la graviola non è solo confrontabile con l’Adriamicina, ma la supera clamorosamente negli studi di laboratorio. Un composto della pianta ha distrutto selettivamente le cellule cancerose del colon con una potenza 10.000 (diecimila!) volte superiore a quella dell’Adriamicina.

Anche i ricercatori della Purdue University hanno riscontrato che gli estratti delle foglie di graviola hanno eliminato le cellule del cancro in almeno sei tipi di tumore e sono state particolarmente efficaci contro le cellule del cancro alla prostata e del pancreas (!). Secondo un altro studio, sempre della Purdue University, estratti di questa pianta hanno isolato e distrutto le cellule del cancro al polmone.

Quindi, le domande più ovvie saranno: perché sono stati condotti solo studi di laboratorio e non sono state diffuse notizie così incoraggianti? Per il motivo già accennato all’inizio: non essendoci la possibilità di profitti derivanti dalla vendita di un brevetto di un medicinale chimico, nessuna compagnia farmaceutica investirà enormi risorse finanziarie per uno studio appropriato. Purtroppo questa è una realtà comune a gran parte delle terapie naturali.

Incoraggiata da questi test di laboratorio, la Rain Tree Nutrition ha condotto ulteriori ricerche, anche con l’aiuto delle tribù dell’Amazzonia, per raccogliere e far riprodurre questa pianta. Oltre ad aver reso disponibile un preparato contenente la sola graviola, questa azienda ha sviluppato un prodotto chiamato N-TENSE che contiene il 50% di graviola ed il restante 50% una miscela di sei erbe con riconosciute proprietà anticancro: Bitter melon (Mormodica charantia), Esphinheira Santa (Maytenus illicifolia), Mullaca (Physalis angulata), Vassourinha (Scoparia dulcis), Mutamba (Guazuma ulmifolia), Cat’s Claw – Unghia di gatto (Uncaria tomentosa).

Purtroppo finora sono stati pochi i medici e pazienti negli USA (pochissimi in Europa) che hanno usato la graviola o il composto messo a punto dalla Rain Tree Nutrition per combattere il cancro. In ogni caso, secondo le testimonianze pervenute alla Rain Tree Nutrition e al distributore italiano, i primi risultati sembrano particolarmente incoraggianti. 

Mentre la gran parte delle ricerche sulla graviola sono focalizate sulle sue capacità anticancro, la pianta è usata da secoli dalla medicina popolare del Sud America per trattare un sorprendente numero di disturbi fra i quali:
ansia, ipertensione, influenza, tigna, scorbuto, malaria, eruzioni cutanee, nevralgia, dissenteria, artriti e reumatismi, palpitazioni, nervosismo, insonnia, diarrea, febbre, nausea, foruncoli, dispepsia, spasmi muscolari, ulcera.

Non ci sono dubbi che un ammalato di cancro dovrebbe poter conoscere tutte le opzioni di trattamento disponibili. La graviola potrebbe fornire l’aiuto necessario e forse determinante per sconfiggere la malattia, oltretutto, essendone stata riscontrata l’assoluta assenza di tossicità, senza sopportare i pesanti effetti collaterali provocati dai vari trattamenti farmacologici. 

fonte:laleva

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Rinforza le ossa con 10 mandorle al giorno

Come olio, latte o seme da mangiare intero, questo frutto ricco di magnesio rinforza 
lo scheletro e aiuta a prevenire l’osteoporosi

 

La mandorla è un prezioso seme ricco di vitamine e soprattutto di minerali che risultano essere un vero toccasana in primo luogo per il benessere delle ossa (in particolare contro l’osteoporosi) ma anche per mantenere stabile la glicemia in chi soffre di diabete. Ciò è possibile grazie all’alto contenuto di magnesio, un minerale importantissimo per la nostra salute e il nostro equilibrio psicofisico: il magnesio favorisce la fissazione del calcio nelle ossa, promuove la produzione di energia a partire da zuccheri e grassi, blocca la penetrazione di sostanze tossiche dall’esterno all’interno delle cellule.

 

La mandorla, uno scrigno di sostanze benefiche

In momenti di particolare stress per l’organismo si può avere fuoriuscita di magnesio dalle cellule e ingresso di calcio, con conseguenti fenomeni di contratture a livello muscolare. In questi casi il consumo di mandorle può aiutare a ristabilire l’equilibrio organico. Oltre al magnesio nelle mandorle sono presenti ferro, calcio, fosforo, vitamina E, vitamina B1 e vitamina B2. Inoltre le mandorle sono ricche di grassi, soprattutto insaturi, proteine, carboidrati e fibre utili per regolarizzare la funzione intestinale, lubrificare il sistema digerente e depurare il sangue.

 

Al mattino rimineralizzano le ossa

Una bevanda particolarmente digeribile, energetica, immunostimolante e adatta agli ultimi freddi è il latte di mandorla. Si prepara con mandorle dolci e zucchero. Le mandorlevengono immerse in acqua bollente per togliere la pellicina che riveste il seme. Una volta spellate vengono pestate e lasciate a riposare per circa dodici ore in un contenitore di terracotta, coperte da acqua fredda. Trascorse queste ore si filtra il composto ottenuto e si porta a ebollizione con lo zucchero per 10 minuti. Oggi in commercio si trova dell’ottimo latte di mandorle biologico: è uno scrigno di sali rimineralizzanti. Bevine un bicchiere la mattina, caldo o tiepido, per colazione.

 

Con lo yogurt sono anti stipsi

Le mandorle sono anche delle valide alleate in caso di stipsi e di pigrizia intestinale: un’evacuazione non regolare, infatti, riempie l’organismo di tossine che poco per volta migrano nei tessuti periferici ma anche nelle ossa, nel midollo e nel connettivo, favorendo i fenomeni infiammatori ma anche una minore resistenza al freddo. Per ottenere questo effetto riattivante e depurativo, durante l’inverno a merenda abituati a mangiare un vasetto di yogurt bianco naturale (senza zucchero) con una decina di mandorle pestate e, se lo gradisci, un cucchiaino di miele grezzo: fai scorta di fibre, enzimi e fermenti, ripulisci la mucosa dell’intestino e incameri calcio prezioso per le ossa.

 

Spalma l’olio, ti rinvigorisce

L’olio di mandorle si ottiene dalla spremitura a freddo dei semi di mandorla maturi. Viene utilizzato per le sue proprietà rinvigorenti, elasticizzanti e protettive contro la pelle secca e priva di tono. È un olio ricco di vitamina E, vitamine del gruppo B, minerali e vitamina D. Quest’ultima lo rende un ottimo olio da massaggiare su unghie e cuticole per efficaci cure rinforzanti. Non ha odore e può essere utilizzato come olio base per applicare sulla pelle gli oli essenziali, i quali, nella maggior parte dei casi, se utilizzati puri sono aggressivi per l’epidermide.

Fonte: riza.it

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Con la vitamina E muscoli tonici e scattanti

Questo integratore ossigena il sangue e migliora quindi la “circolazione energetica”: ne fai scorta con gli oli vegetali di soia e di girasole, da utilizzare crudi

 

Un baluardo contro i radicali liberi

La vitamina E “lavora” in stretta sinergia con la vitamina C : la collaborazione tra le due produce importanti effetti antiossidanti proteggendo le cellule dall’aggressione dei radicali liberi, micidiali “killer cellulari” che aggrediscono le membrane delle cellule limitandone la funzionalità e la selettività. Ma i suoi effetti benefici sono rivolti anche al sangue: lavitamina E interviene nella sintesi dell’eme, una frazione dell’emoglobina che permette il trasporto dell’ossigeno nel tessuto ematico. Avere una adeguata disponibilità di vitamina E è importantissimo per il sangue: al di sotto di certi livelli di concentrazione nel plasma i globuli rossi diventano più fragili e la loro vita media si accorcia.

Un’amica che non deve mancare sulle nostre tavole

Nel mondo occidentale una carenza grave di vitamina E è abbastanza rara; tuttavia tenere d’occhio l’introito giornaliero di questa sostanza è un’ottima idea per proteggere l’integrità di tutte le cellule e rallentare i processi di invecchiamento. Il modo più semplice per farne scorta è usare bene gli oli vegetali, che ne sono ricchissimi. Quello di soia, (18,50 mg/100 g), di oliva (22,40 l’extra vergine) ma anche quello di girasole (68) possono essere usati con profitto come condimento supervitaminico dei cibi. Naturalmente, devono essere usati a crudo, perché il calore distrugge la vitamina E. Per la stessa ragione, devono essere conservati al buio  (ideale una bottiglia scura in cantina o in un armadietto che sia ben ermetico), perché la vitamina E è sensibilissimo anche alla luce. Determinante poi la scelta: al momento dell’acquisto, sarebbe bene accertarsi che gli oli siano di prima spremitura (il che garantisce una maggior integrità al valore nutrizionale dell’alimento) e a freddo.

Le combinazioni supervitaminiche

Come spuntino: Vitamina E

Razione alimentare quotidiana: 8 mg

– 100 g di yogurt intero (1 mg) + 25 g di nocciole (7 mg)

– 100 g di avocado (6,40) + un panino alle noci (2)

Ti serve se…

… stai cercando di avere un bambino 

Perché regola il ciclo mestruale ed è antiabortiva. Scegli quella del germe di grano.

… vuoi prevenire il fotoinvecchiamento cutaneo

Per risultati ottimali, ricordati di associarla alla C.

… sei in menopausa

Perché la vitamina E riduce le vampate di calore.

… fai molto sport

Perché migliora il trasporto di energia ai muscoli e migliora il rendimento e le prestazioni atletiche.

Nel germe di grano è subito efficace

Tra tutti gli oli, quello di germe di grano è il più dotato di vitamina E (133 mg/100g). Si può assumere in comode perle (le trovi nelle erboristerie e nelle farmacie con settore naturale). La dose consigliata è di 1-2 perle, tre volte al giorno. Il vantaggio in più? Un’assunzione regolare contrasta i gonfiori localizzati (come quelli alle gambe e alle caviglie) che in estate diventano più comuni e fastidiosi.

Fonte: riza.it

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Orecchio: l’importanza di una corretta pulizia

Mantenere una buona igiene è fondamentale per la salute dell’orecchio, ma la pulizia deve avvenire in modo corretto, altrimenti rischiamo di danneggiarlo.

 

L’orecchio è un organo prezioso e molto delicato, che ci permette di sentire suoni, rumori e che governa il nostro senso dell’equilibrio. Per questo, richiede una costante cura e una corretta pulizia,  così da evitare  possibili disturbi legati ad  un eccessivo accumulo di cerume

Che cos’è il cerume e a cosa serve
L’orecchio è dotato di un sistema di autopulizia: le ghiandole presenti nel canale uditivo esterno producono una sostanza ceruminosa che protegge dalle particelle estranee e mantiene costanti le caratteristiche della membrana del timpano. 
Il cerume svolge quindi un’azione di difesa, antibatterica, antimicotica ed emolliente per il condotto auricolare, conservandone al contempo il delicatissimo equilibrio fisiologico. Così, defluendo spontaneamente verso l’esterno, questa sostanza elimina le impurità che penetrano quotidianamente nell’orecchio, mantenendolo pulito e protetto.

Perché il cerume può diventare un problema
A volte, quando il  sistema di autopulizia dell’orecchio non funziona perfettamente, il cerume può accumularsi  in modo eccessivo e  diventare un problema.  In questi casi, si forma il cosiddetto “tappo”, che se non rimosso, può ostruire il condotto uditivo e causare 
numerosi disturbi e fastidi, come ad esempio la sensazione di perdita di udito, fischi, ronzii, nonché dolori e  vertigini

Chi è più colpito da questi fastidi
Alcune categorie di persone sono più sensibili a questi problemi: 

– i bambini, che possono presentare ghiandole ceruminose particolarmente attive; 

– gli anziani, i quali  possono invece avere ghiandole che producono un cerume più secco, che scivola con difficoltà verso l’esterno e quindi tendente ad accumularsi nel canale auricolare; 

– i portatori di protesi acustiche e cuffie auricolari, che hanno difficoltà a tener pulito il condotto uditivo; 

– chi pratica sport acquatici, perché l’acqua può rigonfiare il cerume; 

– coloro che viaggiano in aereo o soggiornano in montagna perché il cambio di pressione può  provocare fastidi in presenza di tappo di cerume.

L’igiene quotidiana dell’orecchio
Per conservare il benessere dell’orecchio è bene conoscere e utilizzare gli strumenti adeguati. I più tradizionali e  comuni bastoncini cotonati possono non solo spingere il cerume più in profondità, ma anche  lesionare il canale auricolare. La buona prassi consiglia di utilizzare invece metodi dedicati, non invasivi e naturali, quali coni, gocce o spray auricolari, per un’igiene dell’orecchio dolce ed efficace.   

Se vuoi saperne di più:  www.otosan.com

Fonte: Riza.it

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Mangiare mele allunga la vita del 10%

Il proverbio di una volta diceva “Una mela al giorno toglie il medico di torno”. A quanto pare, i nostri nonni ci vedevano bene sull’argomento. Secondo una ricerca della Chinese University di Hong Kong e pubblicata recentemente nel Journal of Agricultural and Food Chemistry sembra mangiare una mela al giorno allunghi la vita addirittura del 10%.

Tutto merito dei polifenoli contenuti nel frutto, potentissimiantiossidanti naturali che aiutano a combattere l’invecchiamento precoce.

 

La ricerca, condotta dal Dott. Zhen-Yu Chen, ha preso in esame diversi casi, dichiarando poi che i radicali liberi, sostanze nocive generate dal nostro organismo, sono coinvolti nel processo di invecchiamento e causano la nascita di alcune malattie.

La prevenzione contro l’insorgere di queste sostanze, parte soprattutto dall’alimentazione. Largo spazio quindi a frutta e verdura, soprattutto quella dai colori forti (come broccoli, pomodori e mirtilli e, ovviamente, le mele).

I ricercatori cinesi hanno condotto i test direttamente sulle drosophilae melanogaster, chiamati comunemente “moscerini della frutta”, poiché presentano un dna molto simile a quello degli essere umani. Dopo aver constato l’allungamento sensibile della loro vita, data anche dai benefici a livello motorio, hanno deciso di applicare il test anche al genere umano. 

I risultati sono stati stupefacenti: il rischio di malattie cardiache per i consumatori di mele diminuisce addirittura del 13-22%.

Fonte: saporiericette.blogosfere.it

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Kiwi, un potente alleato contro Parkinson e Alzheimer

Secondo un recente studio giapponese svolto da un team di ricercatori della Teikyo University di Tokyo e pubblicato nei giorni scorsi nel Biological and Pharmaceutical Bulletin, il kiwi ha molteplici proprietà salutari e inaspettate potenzialità benefiche.

Questo frutto dalla polpa verde è in grado, ad esempio, di contrastare l’invecchiamento cellulare, grazie all’elevata quantità di antiossidanti che possiede, addirittura superiore a quella degli agrumi.

Inserendo nella propria dieta anche solo 3 kiwi al giorno, si può fare la differenza nella prevenzione contro il processo di invecchiamento cellulare e delle malattie degenerative, come il Parkinson e l’Alzheimer

Fonte: saporiericette.blogosfere.it

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