Vuoi essere irresistibile la notte di capodanno?

Allora segui i nostri consigli: accessori e make up per una notte indimenticabile. 

Borse e scarpe: il tacco per i momenti di festa tradizionali è davvero d’obbligo, mentre per le serate tra amici, potete optare anche per pratiche ballerine o caldi boots, che dànno molto l’idea del tepore natalizio.

Scegliete décolleté nere o rosse, osate con le tinte del viola e del dorato; attenzione però a calibrare bene il dettaglio forte, tra abito ed accessori.

Per leborse, spazio davvero alla fantasia ed al gusto personale, dalle forme vintage in pelle con fiocco e ricami, alle preziose clutch, fino alle piccole borse da portare al polso, come un bracciale.

Accessori: per arricchire la vostra mise, usate foulard in seta, maxisciarpe, dai colori chiari e luminosi; perfetti i filati in lamè, con i toni dell’oro e dell’argento, per richiamare le luci della festa. Utilizzateli anche annodati, per creare un “effetto fiocco”, che arricchirà il vostro abito.

Puntate anche sui gioielli, che dovranno essere luminosi, colorati ed abbinarsi con il vostro abito; scegliete perle, pietre dure, cristalli e, per le più fortunate, la luce dei diamanti.

Infine, non dimenticate le cinture: devono essere alte, colorate o di tonalità neutre, a fissare la vostra linea all’altezza del punto vita, perfette con abiti maxi maglia.

 Acconciature e make-up: scegliete per i vostri capelli, il movimento morbido delle onde, evitando l’effetto liscio scolpito, ma anche l’eleganza di una pettinatura raccolta, fermata magari con nastri e fermagli colorati.

Per iltrucco,  scegliete linee pulite ed eleganti, che diano luce e dettagli cromatici intensi al vostro viso;rossetto rosso o fucsia,oro ed argentoper gli occhi eciglia lunghissime: sarete davvero perfette.

 

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Massaggio con candele profumate

Un piacevole massaggio tiepido e soffice, scioglie le tensioni, dona tono e vigore al corpo, lo ricarica di benessere liberandolo dalle fatiche accumulate. Le candele massaggio sono arricchite di fragranze piacevolissime che contengono oli essenziali, hanno proprietà rilassanti, energizzanti, rinfrescanti e tonificanti,alcune formulate con oli essenziali considerati per tradizione “sensuali” come ylang ylang e patchouli, indicate per risvegliare i sensi. Una vera coccola per il corpo e per lo spirito.

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tutte le fobie del mondo

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Acarofobia: timore di avere prurito; degli insetti che causano prurito.

Acatartofobia: avversione per lo sporco e per la polvere.

Acluofobia: paura dell’oscurità.

Acrofobia: paura dell’altezza e dei luoghi alti.

Acusticofobia: paura dei rumori.

Aeroacrofobia: paura di posti alti e aperti.

Aerofobia: insofferenza del contatto della pelle con l’aria.

Aeronausifobia: timore di vomitare a causa del mal d’aria.

Afefobia: paura del contatto, di esser toccati.

Algofobia: paura del dolore fisico.

Agorafobia: paura degli spazi aperti o dei luoghi affollati (da agorà, piazza).

Agrizoofobia: paura degli animali selvatici.

Agyrofobia: paura delle strade o di attraversare le strade.

Aicmofobia: paura degli oggetti acuminati e taglienti.

Ailurofobia: paura dei gatti.

Alectorofobia: paura dei polli.

Alliumfobia: avversione per l’aglio.

Amartofobia: paura di sbagliare o peccare.

Amatofobia: paura della polvere.

Amaxofobia: paura di guidare un’automobile.

 

* Ambulofobia: paura di camminare.

* Amnesifobia: paura di soffrire di amnesia.

* Amycofobia: paura dei graffi o di essere graffiato.

* Anablefobia: paura di guardare in alto.

* Anchilofobia: paura dell’immobilità di un’articolazione.

* Androfobia: paura, avversione, antipatia per gli uomini (maschi).

* Anemofobia o ancraofobia: paura del vento, delle correnti d’aria.

* Anginofobia: paura di soffocare.

* Antlofobia: paura delle inondazioni.

* Antropofobia: paura della gente e dei contatti sociali (dal greco “anthropos”, uomo).

* Apifobia: paura delle api.

* Aracnofobia o aracnefobia: paura dei ragni.

* Arsonfobia: vedi pirofobia.

* Asimmetrofobia: idiosincrasia per le cose non simmetriche.

* Astrafobia: paura dei tuoni e dei fulmini.

* Ataxofobia: paura dell’atassia (scoordinamento dei muscoli).

* Athazagorafobia: paura di essere dimenticati o ignorati, o di dimenticare.

* Atefobia: paura delle rovine.

* Atelofobia: avversione per l’imperfezione.

* Atomosofobia: paura delle esplosioni atomiche.

* Atychifobia: paura di fallire.

* Aurofobia: avversione per l’oro.

* Aurorafobia: paura dell’aurora.

* Autofobia: paura di essere soli o paura di se stessi.

* Autodismorfofobia: paura di essere sgradevoli, brutti, deformi.

* Automatonofobia: avversione per ciò che è fatto ad imitazione di un essere umano (burattini, bambole, statue di cera, spaventapasseri)

* Automisofobia: timore di essere sporchi.

* Aviofobia o aviatofobia: paura di volare (paura degli aerei)

 

 

* Bacillofobia: paura dei microbi.

* Bacteriofobia: paura dei batteri.

* Barofobia: paura della gravità (del peso).

* Basifobia o Basofobia: paura di cadere (se si sta in piedi o si cammina).

* Batofobia: paura della profondità e delle altezze.

* Batracofobia: idiosincrasia per le rane e degli anfibi.

* Belonefobia: vedi aicmofobia.

* Biofobia: paura della convivenza con esseri umani o animali.

* Blennofobia: paura o disgusto per le cose viscide.

* Bromidrofobia’ o bromidrosifobia: avversione per gli odori corporei.

* Brontofobia: paura dei tuoni.

* Bufonofobia: avversione, disgusto per i rospi.

 

 

* Cacofobia: paura della bruttezza.

* Cainofobia o cainotofobia o cenofobia o cenotofobia: paura di cose o idee nuove.

* Calliginefobia: paura, antipatia, difficoltà a rapportarsi con donne belle.

* Cancerofobia o carcinofobia o carcinomafobia: paura di ammalarsi di cancro

* Cardiofobia: paura del cuore o delle malattie del cuore.

* Catagelofobia: paura, timore di essere ridicolizzati e presi in giro.

* Catapedafobia: paura di saltare.

* Catisofobia: paura di sedersi.

* Ceraunofobia: paura dei tuoni.

* Chaetofobia: paura dei capelli.

* Cheimafobia o Cheimatofobia: paura del freddo.

* Chemofobia: paura delle sostanze chimiche.

* Chiraptofobia: paura di essere toccati.

* Chorofobia: avversione per il ballo.

* Cibofobia: paura del cibo.

* Ciclofobia: paura, avversione per le biciclette.

* Cimofobia: paura, avversione per le onde del mare.

* Cinetofobia: paura del movimento.

* Cinofobia: timore verso i cani (di essere morsi).

* Claustrofobia: paura, fobia degli spazi chiusi.

* Cleisiofobia o cleithrofobia: paura di essere rinchiusi in un luogo.

* Cleptofobia: paura di rubare

* Climacofobia: timore delle scale a chiocciola o di cadere dalle scale.

* Clinofobia: paura di andare a letto.

* Cnidofobia: paura degli spaghi.

* Coimetrofobia: avversione, paura dei cimiteri.

* Coitofobia: paura dell’atto sessuale.

* Colerofobia: paura della rabbia (di provare rabbia).

* Cometofobia: paura delle comete.

* Contreltofobia: paura di essere stuprati.

* Coprastasofobia: paura della costipazione.

* Coprofobia: paura delle feci.

* Coproasfissiofobia: paura di essere soffocati dalle feci.

* Coulrofobia: paura, dei clown malvagi.

* Counterfobia: il piacere di un fobico nel ricercare situazioni che lo spaventano.

* Crematofobia o chrometofobia: idioincrasia per il denaro

* Cremnofobia: paura dei precipizi.

* Criofobia: paura del freddo, del gelo, del ghiaccio.

* Cristallofobia: avversione, paura del vetro, dei cristalli.

* Cromatofobia o cromofobia: paura dei colori.

* Cronofobia: paura del tempo (da cronos = “tempo”).

* Cronometrofobia: idiosincrasia per gli orologi.

* Cyberfobia: paura, avversione dei computer o di lavorare al computer.

* Cymofobia: paura delle onde o di movimenti ondeggianti.

* Cyprifobia (o cyprianofobia, cypridofobia, cyprinofobia): paura delle prostitute o delle malattie veneree.

 

 

* Daemonofobia o demonofobia: paura dei demoni

* Decidofobia: paura di prendere decisioni.

* Defecaloesiofobia: paura di una defecazione dolorosa.

* Deipnofobia: paura di cenare o di conversare a cena.

* Dementofobia: paura della follia.

* Demofobia: paura della folla

* Dendrofobia: paura degli alberi.

* Dentofobia: paura dei dentisti.

* Dermatofobia o dermatopatofobia o dermatosiofobia: paura delle lesioni o delle malattie alla pelle.

* Dextrofobia: paura degli oggetti alla destra del corpo.

* Didascaleinofobia: paura di andare a scuola.

* Dichefobia: paura della giustizia, dei giudici o dei processi.

* Dinofobia: paura delle vertigini o dei vortici.

* Diplofobia: paura di vedere doppio o delle cose doppie.

* Dipsofobia: paura di bere.

* Disabiliofobia: paura di spogliarsi di fronte a qualcuno.

* Dismorfofobia o quasimodofobia o bellopedefobia: paura di essere o apparire deformi.

* Domatofobia: paura delle case, di trovarsi in casa o nei dintorni di casa.

* Dorafobia: paura del pelo o della pelle degli animali.

* Dromofobia: paura dei mezzi di locomozione (treni).

* Dystychifobia: paura degli incidenti.

 

 

Ecclesiofobia: paura delle chiese.

* Ecofobia: paura di restare soli in casa.

* Edonofobia: paura di provare piacere fisico.

* Efebofobia: paura dei imberbi.

* Eisoptrofobia: paura degli specchi.

* Elasmofobia: paura degli squali.

* Electrofobia: paura dell’elettricità.

* Eleuterofobia: paura della libertà.

* Eliofobia: paura del Sole.

* Elurofobia: vedi ailurofobia.

* Ematofobia: vedi emofobia.

* Emetofobia: paura di vomitare.

* Emofobia: paura del sangue.

* Elmintofobia: paura dei vermi o di esserne infestati.

* Enetofobia: paura degli spilli.

* Enissofobia o enosiofobia: paura di aver commesso un peccato imperdonabile o di ricevere critiche.

* Enofobia: paura del vino.

* Enochlofobia: paura della folla.

* Entomofobia: avversione, ripulsa, paura degli insetti.

* Eosofobia: paura dell’alba.

* Epistaxiofobia: paura delle emorragie dal naso.

* Epistemofobia: paura della conoscenza.

* Equinofobia: paura dei cavalli.

* Eremofobia: paura di essere sé stessi o della solitudine.

* Ereutofobia o eritrofobia: paura del colore rosso, delle luci rosse o di arrossire.

* Ergasiofobia: paura di lavorare, di operare (da parte di chirurghi)o timore di agire e provocare esiti disastrosi.

* Ergofobia: paura del lavoro.

* Eritrofobia: paura di arrossire

* Erotofobia: paura dell’amore sessuale o delle questioni sessuali.

* Erpetofobia: paura dei rettili o degli animali che strisciano.

* Eterofobia: paura del sesso opposto.

* Eufobia: paura di sentire buone notizie.

* Eurotofobia: paura dei genitali femminili.

 

 

* Fagofobia: paura di mangiare (o di essere mangiati).

* Falacrofobia: paura delle calvizie.

* Fallofobia: paura del pene (in erezione).

* Farmacofobia: paura dei medicinali.

* Felinofobia: vedi ailurofobia.

* Filofobia: paura di innamorarsi.

* Fobofobia: paura di aver paura.

* Fonofobia: paura dei suoni.

* Fotofobia: paura della luce

* Frigofobia: vedi criofobia

 

 

* Iatrofobia: paura dei medici.

* Idrofobia: paura dell’acqua.

* Idrofobofobia: paura della rabbia.

* Igrofobia: paura dell’umidità.

* Insectofobia: vedi entomofobia.

* Ipnofobia: paura di dormire.

* Ippofobia: vedi equinofobia.

* Italofobia: Paura di tutto ciò che riguarda l’Italia.

* Ittiofobia: paura dei pesci.

 

 

* Keraunofobia: paura dei tuoni.

 

 

* Laliofobia: paura di parlare.

* Leprofobia: paura della lebbra

* Leucofobia: paura del colore bianco.

* Lilapsofobia: paura delle tempeste.

* Limnofobia: paura dei laghi.

* Lisifobia: Timore di lasciare delle questioni in sospeso.

* Logofobia: paura delle parole (di determinate parole).

 

 

* Maniafobia: paura della malattia mentale

* Mastigofobia: paura di essere puniti.

* Megalofobia: paura delle cose grandi.

* Melanofobia: paura del colore nero.

* Melissofobia: vedi apifobia.

* Melofobia: paura della musica.

* Meningitofobia: paura delle malattie al cervello.

* Menofobia: paura delle mestruazioni.

* Metallofobia: paura dei metalli.

* Micofobia: paura dei funghi.

* Microbiofobia: vedi bacillofobia.

* Microfobia: paura delle cose piccole.

* Mirmecofobia: paura delle formiche.

* Misofobia: paura di rimanere “contaminati” dal contatto con corpi estranei, più spesso dal contatto umano; ne conseguono numerose precauzioni igieniche da parte del soggetto misofobo.

* Mnemofobia: paura dei ricordi.

* Monofobia: paura della solitudine.

* Monopatofobia: paura di ammalarsi relativa a una singola, determinata malattia.

* Mottefobia: paura delle falene.

* Musofobia o murofobia: paura dei topi.

* Mutandofobia: paura delle mutande.

 

 

* Necrofobia: paura della morte o di corpi morti.

* Nefofobia: paura delle nuvole.

* Neofobia: paura delle novità.

* Nictofobia o noctifobia: paure del buio (della notte).

* Nosocomefobia: paura degli ospedali.

* Nosofobia: paura di ammalarsi.

* Nudofobia: vedi gimnofobia.

 

 

* Obesobofobia: paura di ingrassare.

* Obofobia: paura dei barboni

* Odinofobia: vedi algofobia.

* Odontofobia: vedi dentofobia

* Ofidiofobia: paura dei serpenti

* Oicofobia o oikofobia: vedi domatofobia.

* Ombrofobia: paura della pioggia.

* Ommetafobia: paura degli occhi.

* Omofobia: paura, avversione, razzismo verso persone omosessuali, di essere considerato o di diventare omosessuale.

* Oneirofobia: Paura dei sogni.

* Ornitofobia: paura degli uccelli.

 

 

* Pagofobia: paura del ghiaccio.

* Panofobia: paura di tutto.

* Pantofobia: paura di tutto.

* Papirofobia: paura della carta.

* Parassitofobia: paura dei parassiti.

* Partenofobia: paura delle vergini o delle ragazze giovani.

* Patofobia: paura delle malattie.

* Pediculofobia: paura dei pidocchi.

* Pedofobia: paura dei bambini.

* Pendofobia: paura degli orologi a pendolo.

* Peniafobia: paura della povertà.

* Pharmacofobia: Paura di prendere medicinali.

* Pirofobia: paura del fuoco.

* Placofobia: paura delle tombe (lapidi).

* Plutofobia: paura della ricchezza.

* Pluviofobia: paura della pioggia.

* Pnigofobia o Pnigerofobia: Paura di soffocare o essere soffocato.

* Pocrescofobia: vedi obesofobia.

* Pogonofobia: paura delle barbe.

* Polifobia: paura per molte cose (insieme di fobie).

* Potamofobia: paura dei fiumi (dell’acqua corrente).

 

 

* Radiofobia: paura delle radiazioni, dei raggi X.

* Rupofobia: paura dello sporco e di ciò che non è igienico, dalla quale spesso deriva l’ossessione a pulire

 

 

* Tacofobia: paura della velocità.

* Tafofobia: paura di venire sepolti vivi.

* Talassofobia: paura del mare (di annegare).

* Tanatofobia: paura ossessiva della morte

* Taurofobia: paura dei tori.

* Tecnofobia: paura della tecnologia.

* Teofobia: paura della religione, di Dio, degli dèi.

* Termofobia: paura del calore.

* Tomofobia: paura dei tagli, delle operazioni chirurgiche.

* Topofobia: paura di determinati luoghi.

* Toxofobia: paura di essere avvelenati.

* Traumatofobia: paura di ferirsi.

* Tricofobia: paura dei capelli.

* Triscaidecafobia: paura del numero 13.

* Tropofobia: paura di muoversi (di cambiare luogo).

 

 

* Uranofobia: paura del cielo (del paradiso).

* Urofobia: paura dell’urina (di urinare,attraverso l’uretra).

 

 

* Vaccinofobia: paura delle vaccinazioni.

* Venustrafobia: paura delle belle donne.

* Verbofobia: paura delle parole.

* Verminofobia: paura dei germi.

 

 

* Xantofobia: paura del colore giallo.

* Xenoglossofobia: Paura delle lingue straniere

* Xenofobia: paura, avversione, razzismo verso gli stranieri (degli sconosciuti).

* Xerofobia: Paura della siccità.

* Xylofobia: Paura degli oggetti di legno o paura dei boschi.

 

 

* Zemmifobia: Paura di un grosso topo.

* Zeusofobia: Paura degli dei.

* Zoofobia: paura degli animali.

 

Fonte: Wikipedia.it

Fisiologia e funzione dei sogni

 Il passaggio dallo stato di veglia a quello di sonno avviene in modo graduale e coincide con il rallentamento delle nostre funzioni fisiologiche. Il calo fisiologico, non appena giunge il livello critico, attiva l’emisfero sinistro (emisfero dominante del cervello), il quale inizia a costruire immagini, suoni e sensazioni: i sogni, con lo scopo di ripristinare i valori chimico-fisici dello stato di veglia. Dopo il ripristino avviene nuovamente il calo ed il ciclo si ripete per tutta la durata del sonno.

 I sogni sono in grado di provocare l’innalzamento dei parametri chimico-fisici, ma devono essere continuamente interrotti per evitare che essi raggiungano valori elevati, quindi il rischio di farci svegliare. Le interruzioni continue provocano una condizione d’amnesia sempre più profonda, proporzionale alle interruzioni.
Durante il sogno, non avendo totale accesso all’emisfero destro, non abbiamo identità, né facoltà di ricordare, anzi la funzione mnemonica è circoscritta agli eventi della giornata appena trascorsa. Non abbiamo il concetto del tempo e delle distanze, né di residenza.
L’unica funzione mnemonica che rimane è quella di tipo spazio-temporale, la quale entra in attività mediante collegamenti rapidi d’accesso all’emisfero destro. Per svegliarci è indispensabile che entrino in attività entrambi gli emisferi e, precisamente, quando i collegamenti rapidi d’accesso all’emisfero destro si fanno sempre più frequenti. In questo caso, più coordinate spazio-temporali si congiungono e il sogno appare sempre più collegato alla vita reale.

Funzione dei sogni 
I sogni servono per ripristinare lo stato fisiologico dell’organismo che ha subito un notevole rallentamento e per creare uno stato mentale che consente, dopo il risveglio, una capacità d’orientamento spazio-temporale istantanea. 
Nel caso dovessimo svegliarci accidentalmente, mentre è in atto il calo fisiologico, cioè, senza un sogno in corso, avremmo grossi problemi a spostarci nell’ambiente circostante, scarse capacità sensoriali di vigilanza e difficoltà a coordinare semplici movimenti.
I sogni rappresentano anche un meccanismo di salvataggio delle informazioni raccolte nella giornata appena trascorsa e caricamento di tutti i programmi motori o di pensiero, dai più semplici a quelli più complicati. Gli eventi memorizzati e le abitudini non necessitano di essere recuperati perciò non sono rappresentate nei sogni, ma solo connessi concettualmente.
Quando i sogni sono sospesi per motivi accidentali o per traumi, recupero e caricamento non saranno eseguiti pertanto le persone avranno difficoltà a ricordare e ad eseguire semplici movimenti.

Fonte: Nienteansia.it

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Prevenzione e benessere fisico negli ambienti di lavoro

Gli individui possono impegnarsi in pratiche positive di salute, considerate come parte di uno stile di vita più generale che riflette la capacità dei soggetti di anticipare i problemi, prevenendo la morbilità e la mortalità, e di mobilitarsi per far fronte ad essi in modo attivo. E tuttavia non sembra molto diffuso uno stile di vita ‘protettivo’ della salute. Infatti, indagini recenti hanno evidenziato la forte diffusione tra la popolazione di questi comportamenti patogeni: la sedentarietà riguarda il 65% degli italiani, il soprappeso il 41%, l’uso di alcool il 10% circa, il fumo il 30%.

Il benessere del personale negli ambienti di lavoro è un obiettivo che dovrebbe essere perseguito dai datori di lavoro o dirigenti per molteplici motivi, dovrebbe essere permesso ai lavoratori sedentari di svolgere un minimo di attività fisica durante l’orario di lavoro o quanto meno agevolarli in qualche modo, per esempio attrezzare il luogo di lavoro prevedendo un luogo dove poter allestire una piccola palestra oppure ricavare nei luoghi di lavoro un ambiente dove potersi docciare per invogliare i lavoratori a raggiungere il posto di lavoro attraverso un’attività fisica come bicicletta o corsa dove lo permette il percorso non trafficato e non inquinato.

Con l’anzianità di servizio dei lavoratori sedentari si riscontra un aumento di problematiche di salute collegate all’aumento del peso, al consumo di tabacco o alcool, e, quindi, incentivando, invogliando i lavoratori sedentari ad un minimo di attività fisica potrebbe verificarsi, per esempio, che almeno una piccola percentuale senta il bisogno di fumare di meno o di bere meno alcolici per essere più in forma per praticare un minimo di attività fisica, e di tutto ciò ne trarrebbero vantaggio prima di tutto gli stessi lavoratori sedentari e le proprie famiglie, inoltre, se i lavoratori sedentari diventano più prestanti, più in salute ne trarrebbero vantaggio anche i datori di lavoro o dirigenti che anche se dovessero fare a meno di una parte del tempo che i lavoratori decurterebbero all’orario lavorativo, in compenso potrebbero contare sul personale che, ad esempio farà meno assenze per malattia e meno pause per il fumo.

 

Circa il 60% degli adulti tra i 25 e i 64 anni non svolge alcuna attività fisica.

La mancanza di attività fisica e una alimentazione scorretta sono causa di molte patologie delle società industrializzate.

I benefici effetti del movimento riguardano la prevenzione ed il miglioramento:

–          delle malattie cardiovascolari

–          dell’ipertensione

–          dell’ipercolesterolemia

–          dell’obesità e sovrappeso

–          del diabete non insulino-dipendente

–          dell’osteoporosi

–          dell’ansia e depressione

–          dell’insonnia

Alcuni studi dimostrano che persone fisicamente attive hanno una spettanza di vita superiore ai sedentari in media di circa 6 anni.

Altri studi documentano che l’esecuzione di un’intensa attività sportiva è molto efficace nel ridurre la sintomatologia depressiva, rallenta, inoltre, il declino fisico e cognitivo che talvolta caratterizza l’invecchiamento e garantisce un buon riposo notturno.

Il cammino rappresenta il primo livello per tutti coloro che desiderano iniziare a dedicarsi alla propria salute. Camminare ogni volta che è possibile, ricordandoci che i benefici maggiori si ottengono con la continuità.

Sfruttare al meglio il tempo a nostra disposizione anche ad esempio andando in ufficio:

– prendendo i mezzi pubblici per andare al lavoro

– scendendo una fermata prima della destinazione

– passeggiando durante le pause lavorative

– utilizzando le scale al posto dell’ascensore

– andando a parlare di persona con il collega anziché utilizzare il telefono o l’e-mail.

In molte aziende americane sono previsti appositi spazi adibiti a palestre e centri fitness per i dipendenti, oltre a orari nei quali si può svolgere attività fisica. L’intento è quello, fornendo un servizio ai propri dipendenti, di migliorarne il benessere psico-fisico e, di conseguenza, la produttività. Talemodus operandi svolge inoltre un ruolo essenziale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari o l’obesità (particolarmente diffusa proprio negli USA). In Italia, a parte poche aziende, questo modello di wellness aziendale non si è ancora diffuso.

Il National Institute for Health and Clinical Excce (NICE) ha realizzato la NICE public health guidance 13 che è una linea guida che formula raccomandazioni sulla prevenzione e sulla promozione della salute.

Le raccomandazioni sono 4:

1.       politiche e pianificazione

–         viene spiegato chi dovrebbe agire e cioè i datori di lavoro, gli operatori sanitari che si occupano di salute pubblica, i rappresentanti dei lavoratori;

–         sono descritte le azioni da intraprendere attraverso l’elaborazione di un piano o una politica aziendale per incoraggiare e sostenere i lavoratori a svolgere maggiore attività fisica.

2.       implementazione di un programma di attività fisiche

–    viene spiegato chi dovrebbe agire e cioè i datori di lavoro, gli operatori sanitari che si occupano di salute pubblica, i rappresentanti sindacali;

–    sono descritte le azioni da intraprendere attraverso l’introduzione ed il monitoraggio di un progetto aziendale volto ad incoraggiare i lavoratori a svolgere attività fisica prevedendo: politiche di lavoro flessibile e forme di incentivo; politiche per incoraggiare a camminare; passaggi di informazioni su come mantenersi attivi e sui benefici dell’attività fisica; offerta di controllo medico da parte di personale sanitario qualificato.

3.       elementi che compongono un programma di attività fisica

–    viene spiegato chi dovrebbe agire e cioè i datori di lavoro, gli operatori sanitari che si occupano di salute pubblica, i rappresentanti sindacali;

–    sono descritte le azioni da intraprendere: incoraggiare i lavoratori a percorrere il tragitto casa-lavoro-casa, o una parte di esso, a piedi, in bicicletta o usando altri mezzi che permettano loro di fare esercizio fisico, eventualmente comprendendo il tragitto casa-lavoro come orario di lavoro; aiutare i lavoratori a mantenersi fisicamente attivi durante la giornata lavorativa;

4.       sostenere i datori di lavoro

–    viene spiegato chi dovrebbe agire e cioè i Direttori e gli operatori di sanità pubblica, Associazioni attive nell’ambito della promozione dell’attività fisica, o della salute occupazionale.

–    sono descritte le azioni da intraprendere: offrire supporto ai datori di lavoro fornendo informazioni sulle risorse locali o in merito ai servizi offerti da esperti di attività fisica, , gli operatori sanitari che si occupano di salute pubblica, i rappresentanti sindacali.

Incrementare i livelli di attività fisica aiuterà a prevenire e a tenere sotto controllo più di 20 fattori di rischio e di malattia, compreso il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e l’obesità. Questo incremento può, inoltre favorire lo stato di benessere mentale.

Dott. Matteo SIMONE

Psicologo – Psicoterapeuta

Fonte: Nienteansia.it

benessere,salute,lavoro,malattie

I pensieri fanno ingrassare

La maggior parte delle persone che si mettono a dieta dimagrisce, ma solo il 5% riesce a mantenere il peso raggiunto. La vulnerabilità al valore sociale della magrezza come sintomo di successo ed il tentativo frustrante di inseguire un peso ideale incompatibile con le proprie caratteristiche biologiche e morfologiche, espone una grande quantità di persone a sofferenza psicologica ed emotiva. Accanto ad anoressia e bulimia nervosa, negli ultimi decenni la classe medica descrive un’ampia categoria di disturbi dell’alimentazione clinicamente significativi che riguarda il 20- 30% dei pazienti che richiedono un trattamento

La gravità clinica di tali disturbi, cosiddetti Nas (Non Altrimenti Specificati, DSM-IV-R), spesso non raggiunge un’evidenza sintomatica pari a quella dell’anoressia o della bulimia, per questo si presume che la maggioranza delle persone affette, pur soffrendo psichicamente, non arrivi mai a richiedere un trattamento. Ciò che è trasversale a tutti i disturbi dell’alimentazione è un’eccessiva valutazione dell’alimentazione, del peso, della forma del corpo ed il loro controllo. Questi elementi diventano criteri per valutare se stessi, il proprio valore, la propria amabilità. La diretta conseguenza è quella di cercare di dimagrire ad ogni costo seguendo una dieta sbilanciata e particolarmente rigida. In coloro che adottano un regime alimentare di questo tipo, o in chi è perennemente a dieta, si hanno reazioni di preoccupazione per il cibo, intensa fame, precoce o ritardato senso di pienezza, tendenza ad abbuffarsi. Dal punto di vista psicologico insorgono depressione (per la frustrazione ed i fallimenti dietetici), ansia (nel controllo della dieta), isolamento sociale (affrontano con fatica situazioni che prevedono il consumo dei pasti), deficit di concentrazione ed autocontrollo, e rallentamento della perdita di peso a causa dell’adattamento fisiologico al deficit calorico. Chi mostra un’eccessiva preoccupazione nel controllo dell’alimentazione, del peso e della forma del corpo, mette in atto anche una ‘restrizione calorica cognitiva’, caratterizzata da due modalità comportamentali: il perfezionismo ed il pensiero ‘tutto-nulla’. Una persona perfezionista si pone degli obiettivi straordinari e si sente insoddisfatta ed incapace anche quando, per pochissime calorie (un biscotto, per esempio), supera la soglia calorica prestabilita. L’atteggiamento ‘tutto o nulla’ porta ad eliminare del tutto alcuni cibi dalla dieta, ridurre drasticamente le porzioni, saltare i pasti (di solito colazione e pranzo). Il soggetto che si pone un obiettivo irrazionale, anche se riesce a mantenere un bilancio calorico deficitario (introducendo meno calorie di quelle consumate), quindi dimagrante, fallisce quando magari rompe una delle regole alimentari irrazionali. Il fatto di aver mangiato mezzo grissino può vanificare gli sforzi fatti in precedenza, e bilancio della giornata è fallimentare: «Ho rovinato tutto, tanto vale che mi abbuffi!» (pensiero tutto-nulla). Questo passaggio cognitivo spiega la natura fallimentare delle diete ‘fai da te’ affrontate con obiettivi non realistici. Durante l’abbuffata si ha la sensazione di perdere il controllo, di non potersi fermare. Tale comportamento va differenziato da altre forme di alimentazione eccessiva come l’episodio bulimico soggettivo, in cui, a determinare la sensazione di aver perso il controllo, può bastare una quantità di cibo minima. In seguito all’episodio bulimico le persone adottano dei comportamenti di compenso come vomito autoindotto, dieta ferrea, uso di lassativi o esercizio fisico compulsivo. Questi comportamenti però rassicurano solo nel breve periodo, poiché la percezione di fallimento o di essere senza controllo non fa altro che intensificare le privazioni patologiche. Così si chiude a morsa la spirale viziosa che mantiene il disturbo dell’alimentazione e ciò evidenzia l’indispensabilità di un intervento terapeutico specialistico che affronti, oltre all’aspetto alimentare, anche il nucleo psicopatologico del disturbo.

Fonte: Nienteansia.it

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Gli effetti e i danni del consumo di alcol

Il consumo di alcol tra gli adolescenti è in continua crescita e in questi giorni ne veniamo a conoscenza dalle notizie diramate dai T.G. L’età in cui si comincia a bere si è notevolmente abbassata e questo perché i giovani, soprattutto in estate, hanno maggiori occasioni di uscire e ritrovarsi in gruppo con gli amici. Il desiderio di trasgressione rappresenta un modo per uscire fuori dagli schemi comportamentali soliti e rompere quelle barriere che impediscono gli scambi e la comunicazione tra i pari. L’alcol allenta i freni inibitori e rende più facile l’approccio con l’altro sesso, inoltre bisogna considerare che l’imitazione è sempre il modello a cui i giovani si riferiscono per diventare parte integrante del gruppo. I dati che di seguito vengono riportati ( estratti dal Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio) sono molto significativi perché costituiscono i parametri per una valutazione consapevole degli effetti e dei danni conseguenti all’uso e all’abuso di alcol. 

Le cause di ricovero nel centro sono dovute principalmente a : incidenti stradali, traumi domestici o sul lavoro, traumi conseguenti a risse, sindrome da intossicazione acuta fino ad arrivare al coma, epatite alcolica acuta e sindrome da astinenza. Quest’ultima evenienza ci ricorda come l’alcolismo è essenzialmente una condizione di dipendenza dalla sostanza, come il tabagismo e le varie droghe. Ci sono alcuni parametri da conoscere per capire il rapporto tra la quantità di alcol assunto e le possibili conseguenze sull’organismo. L’unità alcolica (UA) costituita da 13 g. di etanolo anidro, rappresenta il parametro base; essa aumenta l’alcolemia di 0,25 g/l. Il limite ammesso per la guida è di 0,50g/l; inoltre bisogna considerare il tempo in cui il tasso alcolico diminuisce i suoi effetti e sappiamo che l’alcolemia scende di 20 mg/h. I valori del tasso alcolico possono determinare una varietà di manifestazioni e sintomi: 0,30 g/l inducono loquacità, euforia, depressione; 0,50 g./l varie manifestazioni come la riduzione delle capacità critico percettive, la parola strascicata, l’andatura traballante, l’arrossamento del volto, l’ipotensione arteriosa, le palpitazioni.; 1g/l : difficoltà di marcia ( atassia) disorientamento temporo-spaziale, crisi epilettiche, deliri, allucinazioni, agitazione violenta. Quando i valori di alcolemia raggiungono i 2g./l le conseguenze sono: atassia, nausea e vomito, stato confusionale fino all’epilessia, incontinenza sfinterica, ipotonia muscolare, riduzione dei riflessi, ipotensione, tachicardia, aritmia, respiro superficiale e raro per arrivare al coma etilico e la morte se il tasso alcolico raggiunge i 3-5 g./l. Importante è sottolineare come l’alcol sia la sostanza più frequentemente associata agli incidenti stradali e questo lo possiamo verificare purtroppo quotidianamente ascoltando le notizie di cronaca. In Italia si calcola che muoia una persona ogni ora per incidenti stradali che provocano circa 8000 morti, 150.000 feriti e 24.000 invalidi permanenti, la maggior parte giovani ( Report rai.it 8/10/2002). L’OMS ha condotto uno studio secondo il quale un quarto dei decessi di giovani maschi tra i 15 e i 29 anni è dovuto al consumo di alcolici, per un totale di 55.000 morti all’anno. Questi numeri così elevati ci fanno riflettere: il consumo di alcol può essere paragonato a un’epidemia che si allarga a macchia d’olio e che tende sempre più ad essere definita una emergenza sociale. Per questo motivo la prevenzione deve diventare uno strumento indispensabile per intervenire e correggere quegli stili di vita che costituiscono i fattori di rischio.

Fonte: Nienteansia.it

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esercizi per i fianchi larghi.

I fianchi larghi sono l’ossessione di noi donne. Molte di noi riescono a dimagrire dappertutto ma non lì.

Molte di noi, se non avessero i rotolini o maniglie dell’amore sarebbero magre. eseguite quotidianamente questi esercizi.

  1. In piedi, con le braccia in alto, allungate un braccio e poi l’altro verso l’alto, stirando al massimo le costole, e senza dondolare sui fianchi. Ripetete per 20 volte. 
  2. in ginocchio con le mani lungo i fianchi, flettete il busto indietro, poi ruotate le spalle a destra appoggiando una mano a terra, il più possibile lontano dai piedi. Tornando alla posizione di partenza, ripetete l’esercizio dall’altro lato. Da ripetere, su entrambi i lati, per cinque volte. 
  3. In piedi, con le braccia in alto, allungate un braccio e poi l’altro verso l’alto, stirando al massimo le costole, e senza dondolare sui fianchi. Ripetete per 20 volte . 

 

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Rimedi naturali contro l’ipertensione

 Senza ombra di dubbio, l’ aglio, è il miglior rimedio naturale per combattere efficacemente l’ipertensione e per ridurre i valori pressori. Se non fosse per l’alito cattivo e per la difficoltà nel digerirlo (mangiare l’aglio a cena rende difficile dormire e prendere sonno) sarebbe consigliabile mangiare almeno uno spicchio d’aglio al giorno. Anche la cipolla risulta molto efficace per contrastare la pressione alta. 

Altri rimedi naturali e consigli per combattere l’ipertensione

 

  • Il Cetriolo: Mangiare un cetriolo a crudo sembrerebbe avere effetti benefici sulla pressione arteriosa.
  • Il Sedano: Il sedano contiene una sostanza che nei test sugli animali ha ridotto la pressione sanguinea tra il 12% e il 14% ed il livello di colesterolo di circa il 7%. In proporzione alla dose somministrata per i test, un uomo dovrebbe consumare circa 4 porzioni di sedano al giorno.
  • Il Sale: Ridurre l’uso del sale. Usare molto sale è la prima causa di ipertensione dovuta all’alimentazione. In alternativa al sale è vivamente consigliabile l’uso delle spezie.
  • Banane e frutta secca: Contengono molto potassio! Assumere alimenti che contengono potassio in congiunzione con la riduzione del sale porta reali benefici nella riduzione dei livelli di pressione arteriosa sistemica.
  • I Caffè: Ridurre il numero di caffè giornalieri.
  • Lo stress. Controlla e cerca di ridurre lo stress, l’ansia e le tensioni in generale. L’emotività influisce negativamente sulla pressione arteriosa. Prova a considerare tecniche di respirazione e di meditazione e lo yoga.
  • Magnesio. Il magnesio (insieme al potassio e alla riduzione del sale) è un elemento molto importante per tenere sotto controllo la pressione. Più magnesio assumiamo e minore sarà il rischio di ipertensione. Inoltre il magnesio è un antagonista del cortisolo e aiuta a ridurre stress e tensioni.

Smettere di fumare

Non sarà un rimedio naturale, ma rimane comunque di fondamentale smettere di fumare immediatamente. Fumare alza la pressione arteriosa e indurisce le arterie. Smettere di fumare è d’obbligo per chi ha la pressione alta.
Stesso discorso per chi fà uso di droghe o di alcolici.

Ipertensione e esercizio fisico

Un’attività fisica regolare e costante aiuta a migliorare la condizione generale del cuore. Per essere efficace non deve essere troppo intensa! Il segreto stà nella costanza. Incrementare la massa muscolare, inoltre, aiuta il corpo ad utilizzare al meglio l’insulina; e questo indirettamente riduce la pressione sanguigna.

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proprietà e benefici della salvia

 

La salvia, appartenente alla famiglia delle Labiatae, si presenta come un arbusto sempre verde: ha un fusto eretto, che può raggiungere al massimo 70 cm e le foglie hanno una caratteristica forma (sembrano piccole lance, lunghe e abbastanza affusolate) e si presentano piuttosto spesse e dure. I fiori della salvia, di un colore che va dal blu al viola, compaiono generalmente in primavera, prediligendo il sole, nonostante sia possibile trovarla anche in climi piuttosto rigidi. Essa si trova generalmente nelle zone mediterranee e negli orti coltivati mentre è molto difficile riconoscerla allo stato selvatico. Il suo “ciclo” dura circa 5 anni, trascorsi i quali va piantata di nuovo.


 La pianta è conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà salutari, ciò che spiega il suo nome, proveniente da “salvus” che significa appunto “sano”. I Galli, in particolare, ritenevano che la salvia avesse la capacità di guarire tutte le malattie e che agisse efficacemente da “deterrente” contro febbre e tosse. Alcuni addirittura credevano che avesse il potere di resuscitare i morti e per questo veniva anche utilizzata nella preparazione di riti magici. I Romani la consideravano una pianta sacra tanto che esisteva un vero e proprio rito per la raccolta (che spettava a pochi eletti), i quali dovevano addirittura indossare un abbigliamento particolare dopo aver compiuto sacrifici. I cinesi ritenevano che la salvia fosse in grado di “regalare” la longevità: nel XVII secolo, un cesto di foglie di salvia veniva scambiata dai mercanti olandesi con tre cesti di tè. Nella medicina popolare, già nel Medioevo, veniva usata come cicatrizzante sulle ferite e piaghe difficili da rimarginare.

Metodo di conservazione 
La salvia è una pianta aromatica e il suo principio attivo si ricava dalle foglie, le quali vengono raccolte nei mesi primaverili ed estivi, visto che questa pianta predilige i climi caldi, mentre si lascia riposare in inverno. Le infiorescenze vengono messe ad essiccare in luoghi ombrosi e conservate in sacchetti di tela o carta. Per conservare bene le foglie fresche, bisogna invece riporle in piccoli vasi di vetro al riparo della luce.

 

I componenti della salvia 
La salvia contiene olio essenziale, ricco di alfa e beta thujone, alfa e beta pinene, acetato di linalile, cineolo, borneolo, acetato di bornile, canfora, acido ursolico, acido oleanolico, saponosidi, acido fumarico, acido clorogenico, caffeico, rosmarinico, glicerico, salvina, enzimi, perossidasi, ossidoreduttasi, vitamina B1 e C, resine e sostanze estrogene. Anche i flavonoidi sono presenti nella pianta così come i glucosidi del luteolo e dell’apigenolo. L’olio essenziale di salvia possiede un’alta percentuale di tujoni e chetoni ad azione neurotossica e va usato per via interna solo su prescrizione del medico.

 

Le proprietà terapeutiche della salvia 
Della salvia sono particolarmente note le sue proprietà antinfiammatorie, balsamiche, digestive ed espettoranti. Essa inoltre è in grado di curare le sindromi mestruali dolorose e i disturbi della menopausa (in particolare quel fastidioso disturbo chiamato “caldane”: per questo viene anche chiamata “estrogeno naturale”). Offre una buona risposta contro la ritenzione idrica, gli edemi, i reumatismi e le emicranie ed è anche indicata nelle gengiviti e gli ascessi. È un “deterrente” del diabete e accelera il processo di cicatrizzazione dopo una ferita.


Le proprietà mediche della salvia 
La salvia è uno stimolante dell’organismo, è di aiuto durante il ciclo mestruale e combatte gli stati di astenia e depressione. È particolarmente indicata in caso di esaurimento fisico o intellettuale, ma non solo: è molto benefica per il cervello e aiuta la memoria. Alcuni antichi medici cinesi la utilizzavano anche per curare l’insonnia. È anche un gastroprotettore poiché ha un’azione antispasmodica ed è utile nel diabete perché riduce la glicemia. Viene riconosciuta alla pianta anche un’azione estrogena che agisce efficacemente come anti–sudore. Spesso viene anche utilizzata come rimedio per digerire e, se conservata opportunamente, “salva” i cibi dal deperimento.


La salvia in cosmesi 
Molti dentifrici sono a base di salvia; in assenza del prodotto preparato si possono semplicemente strofinare i denti con una foglia fresca per ottenere un effetto sbiancante. Un infuso di salvia consente di restituire ai capelli il colore scuro e le lozioni preparate con la salvia detergono la pelle. Per preparare un tonico astringente alla salvia sono necessari 4 cucchiai di salvia essiccata e di alcool etilico, un pizzico di borace, 3 cucchiai di amamelide e 10 gocce di glicerina. Dopo aver fatto macerare la salvia nell’alcool per due settimane, si deve filtrare la sostanza ottenuta, sciogliere il borace nell’amamelide e aggiungervi l’alcool. Dopodiché si unisce la glicerina e si travasa il tutto in una bottiglia con tappo sotto vuoto. Prima di usare il preparato, sarà bene agitare il contenitore. 

Brevi e utili consigli 
La salvia è controindicata per chi soffre di patologie nervose e va consumata con cautela da parte delle donne nel periodo di allattamento; inoltre occorre fare molta attenzione nel non farla entrare in contatto con recipienti di ferro. Da ricordare anche che l’olio essenziale risulta tossico per il sistema nervoso e può causare crisi epilettiche anche in piccolissime dosi. Come tisana, si può utilizzare solo per brevi periodi.

 

In cucina 
Le foglie della salvia vengono utilizzate in cucina fresche o essiccate per insaporire i cibi, dai primi piatti ai secondi di carne e pesce e persino nelle torte salate. Si può anche preparare un’ottima bevanda per restituire forza ad una persona convalescente: fare macerare per otto giorni 100gr. di foglie e fiori essiccati in un litro di vino e bere un bicchierino dopo i pasti. Il fumo di salvia elimina odori di cucina e di animali. Per realizzare ottime frittelle alla salvia, preparare una ventina di foglie di salvia grosse, 200gr. di farina, acqua minerale fredda, sale e olio. Mescolare la pastella con la farina, l’acqua e poco sale. Lavare e asciugare delle foglie di salvia e quando l’olio è caldo, intingere le foglie nella pastella e friggerle. Sgocciolarle sulla carta assorbente e spolverare di sale. Servirle calde e fragranti accompagnate da vino bianco secco e fresco.

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