Clorella un ottimo disintossicante dell’organismo Rimedio Naturale sistema immunitario e menopausa

La Clorella, Rimedio naturale, è una micro alga ricca di clorofilla. La Clorella è un ottimo disintossicante dell’organismo, aiuta nella pulizia dell’intestino, elimina dal fegato i residui tossici come metalli pesanti, concimi di origine chimica e insetticidi.

La Clorella aiuta anche la rigenerazione della flora batterica intestinale, depura efficacemente il sangue. Ottimo rimedio naturale per diabetici, asmatici, favorisce cicatrizzazione dei tessuti, migliora la circolazione aiutando il sistema vascolare ed è ottimo per vene varicose.La Clorella è un rimedio naturale ricca di tanti minerali che permettono un miglior assorbimento di calcio utile in menopausa.

Tante sono poi le vitamine presenti in questa alga davvero preziosa, vitamine del gruppo B, l’antiossidante Beta carotene, la vitamina E, la vitamina A e la C, in pratica un concentrato di sostanze utili a rinforzare il sistema immunitario.Un avvertimento importante:non somministrare al di sotto dei dodici anni d’età.

scritto da :rimedionaturale

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Le Fragole oltre ad essere buone aiutano a dimagrire e sgonfiare

Scopriamo insieme le numerose proprietà benefiche delle Fragole, buone per il palato e ottime per la nostra salute.

Le fragole sono una buona fonte di vitamine in particolare quelle del Gruppo B e la C, quest’ultima, importante antiossidante che favorisce la produzione di collagene. Mangiare 5 o 6 fragole apporta la stessa quantità di vitamina C contenuta in un’arancia.

Calcio e magnesio sono invece i minerali che possiamo assumere mangiando fragole. Anche il sistema immunitario viene rafforzato, grazie alla presenza nelle fragole dell’acido acetilsalicilico. Le fragole non mettono in pericolo la dieta in quanto apportano solo 30 calorie ogni 100 grammi di prodotto. Ricche di fibre, le fragole sono disinfiammanti e depurative, inoltre, esercitano un’azione stimolante sul sistema metabolico e fanno bene a reni e fegato grazie al contenuto di antociani (antiossidanti).

Alcuni suggerimenti: Meglio diffidare di fragole grandi e troppo luccicanti in quanto probabilmente oggetto di trattamento chimico. Per un effetto dimagrante sicuro meglio scegliere le fragoline di bosco o quelle biologiche Fragole più limone per un concentrato di vitamina C, meno fermentazioni Non aggiungere zucchero bianco alle fragole in quanto, oltre a rendere nulla la presenza di antiossidanti, è inutile in quanto lo zucchero contenuto nel frutto è già più che sufficiente.

fonte:rimedionaturale

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Come accorgersi che un dente è cariato?


Innanzi tutto inizia a cambiare colore, con la lingua si apprezza un “buco” in corrispondenza del dente, ma il sintomo più importante è che il dente fa male. Questo dolore è provocato da sostanze dolci o acide (arance, limoni), quando si ingerisce una bevanda fredda o calda (ad esempio caffè, acqua fredda, minestrina) e nei casi più gravi il dolore (che è fortissimo) compare all’improvviso, quando si sta a letto accompagnato da gonfiore del viso.

I denti cariati sono anche un pericolo per tutto l’organismo. Infatti da un dente cariato i germi (attraverso il sangue) possono portare l’infezione ad altri organi ad esempio al cuore (endocardite), ai reni (nefriti), alle articolazioni (artrite reumatoide, reumatismo articolare).
Il dente cariato bisogna curarlo e non toglierlo, un dente estratto è perso per sempre… Nessuno sarebbe così pazzo da togliersi un dito della mano se questo gli facesse male, sicuramente se lo farebbe curare.

Togliere il dente non risolve il problema ma crea altri problemi alla bocca
. La mancanza di un dente comporta anche problemi a carico della masticazione e quindi della digestione (infatti ci si lamenta per i dolori o per un senso di peso allo stomaco); problemi nel parlare (si parla fischiando). Si creano anche problemi nella chiusura tra i denti dell’arcata superiore e quella inferiore per un non perfetto ingranaggio. Un po’ come succede per la cerniera dei pantaloni: perché essa chiuda è necessario che siano integre le due parti che la compongono. Una non buona chiusura della bocca si ripercuote non solo a carico degli altri denti che tendono a spostarsi ed a cariarsi, ma anche a carico della colonna vertebrale. E’ frequente nelle persone con assenza di alcuni denti che riferiscano dolori alla schiena (lombalgia), mal di testa (cefalea), dolore all’apertura della bocca.


Per cui quando manca uno o più denti bisogna rimpiazzarli, riabilitarli.

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15 consigli che devi conoscere sulle unghie

Date un’occhiata da vicino alle vostre unghie: hanno un aspetto forte e sano? Oppure riuscite a distinguere sporgenze, zone ammaccate o aree di colore o forma insolita? Molti difetti delle unghie, tutt’altro che desiderabili, possono essere evitati seguendo alcune semplici consigli, invece altri sono indice di malattie che è necessario curare.

Le unghie, composte da lamine sovrapposte di una proteina detta cheratina, partono dalla zona alla base, che si trova sotto la cuticola. Quando le nuove cellule crescono quelle vecchie si induriscono e si compattano, alla fine vengono spinte in avanti verso la punta del dito.

Le unghie sane sono lisce, senza sporgenze né incavi. Hanno colore e consistenza uniforme e sono prive di macchie. Possono soffrire di disturbi non gravi, come le scanalature verticali che partono dalla cuticola e raggiungono la punta e diventano più evidenti con l’andare degli anni. Nelle unghie si possono anche formare linee o macchie bianche dovute a lesioni, che alla fine però scompaiono da sole quando l’unghia cresce e viene tagliata.

Ricordiamo però che non tutti i disturbi sono normali, alcuni sono sintomi di malattie che devono essere curate. È opportuno andare dal medico se si notano questi cambiamenti delle unghie:

  • Colorazione giallastra,
  • Distacco dell’unghia dal letto ungueale (onicolisi),
  • Tacche che attraversano l’unghia in diagonale (linee di Beau),
  • Unghie infossate,
  • Unghie opache o bianche,
  • Unghie frastagliate.

Consigli

Non esiste nessun prodotto per la cura delle unghie in grado, da solo, di regalarvi delle unghie sane; seguendo però questi semplici consigli è possibile far sì che le unghie si presentino sempre con un aspetto il più curato possibile:

  1. Non usate le unghie come attrezzi. Per prevenire i danni alle unghie, non usatele come attrezzi per graffiare, per spingere o per far leva.
  2. Non mangiatevi le unghie e non strappatevi le pellicine (cuticole). Queste abitudini possono danneggiare il letto ungueale. Anche i piccoli tagli sui lati delle unghie possono permettere ai batteri e ai funghi di penetrare e causare un’infezione (paronichia).
  3. Tenete le unghie asciutte e pulite. In questo modo impedirete ai batteri, ai funghi o ad altri microrganismi di proliferare sotto le unghie. Pulite le unghie con regolarità e asciugate bene le mani e i piedi dopo aver fatto il bagno o la doccia. Se le mani rimangono a contatto con saponi o detersivi per molto tempo, indossate i guanti.
  4. Tagliate e limate le unghie regolarmente. Tagliate le unghie senza arrotondarle sui lati e limate le zone ispessite. Usate le forbicine o i tagliaunghie da manicure e la limetta per limare i bordi. È più facile e più sicuro tagliare e limare le unghie dopo aver fatto il bagno o dopo aver bagnato le mani.
  5. Non strappate mai le pipite, cioè le pellicine intorno alle unghie, perché così facendo lacerate quasi sempre parti di tessuto vitale. Piuttosto tagliatele o limatele via, con una leggera angolazione verso l’esterno.
  6. Indossate scarpe comode. Le scarpe che premono troppo sulle dita o le stringono troppo possono far incarnare le unghie nella pelle che le circonda.
  7. Idratate frequentemente le unghie. Le unghie hanno bisogno di idratazione, proprio come la pelle. Mentre applicate la crema idratante sulle mani, datene un po’ anche sulle unghie, ovviamente dopo aver tolto lo smalto.
  8. Non trascurate i problemi. Se un’unghia ha un problema che non accenna a scomparire oppure sembra collegato ad altri segni e sintomi andate dal medico per farlo controllare.

Considerazioni speciali: la manicure e le unghie fragili

Se siete solite ricorrere alla manicure per migliorare l’aspetto delle unghie, ricordate alcuni semplici accorgimenti: non fatevi togliere le cuticole, perché rimuovendole si possono creare infezioni alle unghie. Inoltre controllate che l’estetista sterilizzi correttamente tutti gli strumenti usati per la manicure; gli strumenti non sterilizzati, infatti, potrebbero trasmettere i lieviti o i batteri responsabili delle infezioni.

Le unghie fragili o che si spezzano facilmente possono essere molto difficili da rafforzare. I consigli seguenti vi aiuteranno a rinforzarle, e diminuiranno la probabilità di rottura o di scheggiatura:

  1. Tenete le unghie corte, di forma quadrata e leggermente arrotondate sulla punta. Tagliatele dopo aver fatto il bagno o dopo aver immerso per un quarto d’ora le mani in acqua saponata. Poi applicate una crema idratante.
  2. Idratate le unghie e le cuticole diverse volte al giorno, dopo aver bagnato le mani; inoltre prima di andare a dormire applicate una lozione idratante e coprite le mani con guanti di cotone.
  3. Applicate uno smalto indurente, ma evitate i prodotti che contengono toluene sulfonamide o formaldeide. Queste sostanze chimiche, infatti, possono causare rossore o irritazione della pelle.
  4. Usate lo smalto. Uno strato sottile di smalto può contribuire al mantenimento dell’idratazione delle unghie. Toglietelo e riapplicatelo al massimo una volta alla settimana.
  5. Non usate il solvente per unghie più di una volta alla settimana. Quando dovete togliere lo smalto evitate i solventi che contengono acetone, perché fanno seccare le unghie.
  6. Assumete un integratore di biotina. Assumere 2,5 milligrammi di biotina al giorno può aumentare lo spessore delle unghie.
  7. Le modifiche della dieta che vengono consigliate per rafforzare le unghie non hanno alcuna utilità. A meno che siate malnutrite, cioè non assumiate la giusta quantità di sostanze nutritive adeguate con l’alimentazione, assumere integratori multivitaminici ogni giorno non serve a nulla per rafforzare le unghie. Anche assumere integratori di gelatina o mettere a bagno le unghie nella gelatina è inutile.

L’incuria delle unghie è più frequente di quanto sembri, però, seguendo i nostri semplici consigli, potrete fare molto per avere unghie in perfetta forma.

fonte:www.farmacoecura.it

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EPATITE B, GLI OVER 35 A RISCHIO: UN ITALIANO SU DUE POTREBBE ESSERNE MALATO

Una persona su due potrebbe non sapere di essere infetta dal virus dell’Epatite B. A rischio è soprattutto la fascia di età tra i 35 e i 55 anni. Gli under 35 infatti sono di solito protetti, grazie al programma vaccinale introdotto nel 1983 e obbligatorio dal 1991, sopra i 55 anni l’incidenza si riduce, poiché persone infette venute a contatto col virus durante la loro vita e quindi a volte immunizzati naturalmente. 
Se si tratta di un portatore “inattivo” o sano, come veniva definito fino a qualche tempo fa, le transaminasi valutate con un semplice prelievo di sangue sono normali, qualora fossero “mosse” o francamente alterate il consiglio è di fare il test, rapido, non invasivo, sicuro e poco costoso. 
«Se il partner risulta negativo sia allo screening dell’antigene HBsAg sia dell’anticorpo anti-HBs e anti-HBc, allora si consiglia la vaccinazione – illustra il dottor Adriano Pellicelli, Responsabile Ambulatorio di Epatologia all’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma -, se risulta positivo agli anticorpi non vi è un’indicazione al vaccino e il soggetto è naturalmente protetto. Se è positivo per l’antigene si procede con un prelievo di sangue per testare le transaminasi (ALT e AST). Qualora siano alterate, il soggetto va tenuto sotto osservazione nel tempo, eventualmente si procederà alla biopsia epatica o al fibroscan, indagine non invasiva che valuta la sola fibrosi del fegato. Può essere successivamente opportuno procedere alla mappatura genetica del virus e al dosaggio ematico con un esame del sangue detto HBV Dna». La vaccinazione, la presenza di terapie efficaci, il miglioramento delle condizioni igienico sanitarie e uno stile di vita sano sono fattori determinanti nel ridurre il rischio infettivo.
Oggi sono disponibili terapie antivirali in grado di controllare la malattia e aiutare a prevenire o ridurre lo sviluppo di complicanze gravi come la cirrosi o il tumore del fegato. «Le opzioni terapeutiche sono fondamentalmente di due tipi- conclude l’esperto -. L’interferone, che agisce potenziando la risposta del sistema immunitario nei confronti dell’infezione e quindi l’eliminazione del virus; oppure gli antivirali nucleosidici o nucleotidici come entecavir e tenofovir, che riescono a bloccare totalmente la replicazione del virus e in certe percentuali ottengono quella che è considerata la risposta ideale al farmaco: la negativizzazione del virus nel sangue».

fonte: leggo

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Acidità di stomaco: 9 rimedi naturali, cause e consigli su cosa mangiare

L’acidità di stomaco può essere dovuta a varie ragioni, distinguendo anche fra un malessere passeggero o un fastidio continuo, che sono da rapportare a motivi differenti. Per risolvere il problema in ogni caso è possibile ricorrere a dei rimedi specifici. L’importante comunque è curare l’alimentazione, scegliendo bene cosa mangiare.

Acidità di stomaco: cause principali 

L’acidità di stomaco può avere cause differenti. Si può verificare nel caso in cui vengono messi in atto dei cambiamenti delle abitudini alimentari, soprattutto per ciò che concerne in ritmo, la composizione e la quantità dei cibi consumati. Se si tratta di un caso isolato, il tutto potrebbe essere ricondotto ad una cattiva digestione, specialmente nel caso in cui si è incorsi in degli eccessi alimentari. Altra causa di acidità di stomaco che si manifesta in modo continuo nel tempo può essere rappresentata dal reflusso gastroesofageo, il quale può essere alleviato tenendo presenti i cibi e le bevande da evitare e che si manifesta soprattutto con bruciori di stomaco. Ma alla base dell’acidità ci possono essere anche motivi più complessi, come l’ulcera dello stomaco o del duodeno o l’ernia iatale. Da non trascurare nemmeno eventuali cause psicologiche, come lo stress o i traumi emotivi. 

Acidità di stomaco: rimedi da adottare

Il rimedio più conosciuto contro l’acidità di stomaco è il bicarbonato di sodio, anche se esso tende a perdere presto i suoi effetti. Tra l’altro dovrebbe essere evitato in gravidanza e nei pazienti affetti da insufficienza renale e da ipertensione, perché il bicarbonato non fa altro che determinare un incremento della quantità di sodio assorbita. L’automedicazione a base di farmaci è sconsigliata. È meglio infatti rivolgersi al medico, se si tratta di un disturbo che persiste. In genere i farmaci più usati per la cura dell’acidità di stomaco sono dei medicinali antiacidi, i procinetici e gli antisecretivi. I primi servono a rendere più rapido lo svuotamento gastrico e ad ostacolare il reflusso, i secondi invece hanno la funzione di ridurre la secrezione gastrica. È questo il trattamento per l’acidità di stomaco. Ci sono anche dei rimedi naturali contro l’acidità di stomaco. Molto utile può essere l’impiego fitoterapico di aloe, menta, carciofo, cumino, rabarbaro e assenzio.

Acidità di stomaco: consigli su cosa mangiare

Per evitare l’acidità di stomaco bisogna adottare alcune precauzioni che riguardano la dieta. I pasti dovrebbero essere frequenti, ma non eccessivi e soprattutto si dovrebbe cercare di mangiare alimenti facilmente digeribili e non irritanti. In particolare sarebbero da limitare il caffè, la Coca Cola e i succhi di frutta, perché stimolano la secrezione gastrica. Da evitare anche le bevande alcoliche, quelle gassate, il succo di limone, la cipolla, l’aglio e i cibi ricchi di grassi.

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I RIMEDI NATURALI DELLA NONNA

zenzero: Fate bollire, per 10 minuti, un pezzetto di radice di zenzero in 1/2 litro d’acqua. Addolcite con miele e bevete per 3 volte al giorno per 5 giorni. (se siete influenzati aumentate il trattamento a 3 volte al giorno per 7 giorni. Sapevate che lo zenzero è utilissimo per il mal d’auto? Leggete il rimedio! Ma abbiamo altri consigli della nonna con le radici, perchè non date un’occhiata al ginseng?

Finocchio: In questo caso avete due opzioni: utilizzare un finocchio intero; oppure 2 cucchiai di semi di finocchio (meglio questa soluzione). Fate bollire 1 Lt. d’acqua, con il finocchio o i suoi semi, per circa 5 minuti. Filtrate e bevete 3 volte al giorno per 5 giorni.

limone Contro la digestione Bloccata: Tagliate la scorza di un limone a pezzetti, fate bollire due bicchieri d’acqua (per 1 persona), e buttateci dentro le scorze di limone, fate bollire qualche minuto e bevete caldo. (qui altri Rimedi della nonna con il limone per la cura della persona e per la salute e altri rimedi della Nonna per la digestione)

Alloro: Fate bollire 1/2 litro d’acqua con 5 foglie d’alloro (tritate in precedenza). Lasciate bollire a fuoco basso per circa 10 minuti. Filtrate e bevete un bicchiere (zuccherando), dopo ogni pasto.

Prezzemolo: Prendete 1/2 litro d’acqua e fate bollire, quando sta per bollire, mettete qualche foglia di prezzemolo. Lasciate bollire per circa 10 minuti a fuoco basso.Filtrate e bevete un bicchiere ogni 3/4 ore. Leggete altri Infusi della Nonna!

mele: Prendete una mele, tagliatela a fette (senza togliere la buccia), versate un pò di limone e mangiate un paio di pezzi dopo ogni pasto. La mele serve a tantissime cose, abbiamo scritto un articolo a riguardo.

Basilico: Fate Bollire, per 5 minuti, 2 cucchiaini di basilico tritato, in 1/2 litro d’acqua. Filtrate e bevete tiepido prima di andare a dormire o riposare.

Liquirizia: Fate bollire, per 10 minuti, 2 bastoncini di liquirizia (tagliati a metà per il lungo), in 1 lt d’acqua. Bevete ogni mattina un bicchiere per 5 giorni. Attenzione per chi soffre di pressione alta, questa bevanda è sconsigliata.

Peperoncino Rosso: Prendete un peperoncino, con dei guanti di plastica, sminuzzate all’interno di 1/2 litro d’acqua 1 peperoncino (piccolo). Fate bollire per 10 minuti, filtrate e bevete 2 volte al giorno.


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Fonte: tantasalute.it – rimedinonna.com

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Come riconoscere i sintomi di un ictus

RICONOSCERE I SINTOMI DI UN ICTUS PUO’ SALVARE UNA VITA

Durante una grigliata Federica cade.
Qualcuno vuole chiamare l’ambulanza ma Federica rialzandosi dice di
essere inciampata con le scarpe nuove.
Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.
Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria.
Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva
sua moglie in ospedale.
Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.

Federica ha avuto un’ictus cerebrale durante la grigliata.
Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un ‘ictus,
Federica sarebbe ancora viva.

La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente.
Basta 1 minuto per leggere il seguito:

Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore
dall’attacco si può facilmente porvi rimedio.
Il trucco è riconoscere per tempo l’ictus !!!
Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in
terapia.
Cosa che non è facile.

Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha
avuto un’ictus cerebrale:

* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);

* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio:
oggi è una bella giornata) e non ce la farà;

* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci
riuscirà solo parzialmente);

* Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia
o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso si verifichino uno o più dei sovraccitati punti chiamate
immediatamente il pronto soccorso.
Descrivete i sintomi della persona per telefono.

Un medico sostiene che se mandate questa è- mail ad almeno 10
persone, si può essere certi che avremmo salvato la vita di Federica,
ed eventualmente anche la nostra.

Quotidianamente mandiamo tanta spazzatura per il globo, usiamo i
collegamenti per essere d’aiuto a noi ed agli altri.

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Ernia iatale dello stomaco: sintomi, cause, cura e terapia

Cause

Il diaframma è un muscolo che separa i polmoni dall’addome, quando si fa un respiro profondo il diaframma, che quand’è rilassato ha forma di cupola, si contrae e si appiattisce. Facendo questo movimento permette l’ingresso dell’aria nei polmoni. Nella parte sinistra del diaframma c’è una piccola apertura, attraverso la quale passa l’esofago, il tubicino che porta gli alimenti e i liquidi nello stomaco. In condizioni normali, quest’apertura (lo iato) è davvero piccola e aderisce perfettamente all’esofago.

Lo stomaco, quando tutto va bene, sta sotto il diaframma. In alcune persone, lo iato (l’apertura nel diaframma) si indebolisce e si allarga senza sapere esattamente perché questo avvenga. Potrebbe essere una patologia ereditaria, oppure la causa potrebbe essere l’obesità, l’esercizio fisico (come ad esempio il sollevamento pesi) o la tensione quando si deve defecare.

Indipendentemente dalla causa si origina un’ernia: una parte dello stomaco fuoriesce verso l’alto, nella cavità toracica, perché l’apertura si è allargata. Questa situazione viene definita ernia iatale. Le ernie iatali sono molto frequenti e si rilevano fino a sei persone su dieci prima dei 60 anni con questa patologia.

Si conoscono principalmente 3 tipi di ernia iatale:

  1. Ernia iatale da scivolamento: si tratta del tipo più comune, l’ernia va su è giù, entrando e fuoriuscendo dalla cavità toracica. Queste ernie di solito sono piccole e normalmente non causano problemi né sintomi.
  2. Ernia iatale fissa (o paraesofagea): in questo caso la parte superiore dello stomaco rimane intrappolata nella cassa toracica. Anche in questa situazione i sintomi possono essere trascurabili. Tuttavia, c’è maggior probabilità di avere problemi all’esofago.
  3. Ernia iatale complicata o mista: per fortuna questo tipo di ernia è raro. L’ernia può assumere diverse forme: ci sono addirittura situazioni in cui tutto lo stomaco forma un’ernia nella cassa toracica. È molto probabile che questo tipo di ernia causi problemi e che sia necessaria una cura, che spesso comporta l’intervento chirurgico. Le ernie complicate comunque sono molto rare.

Sintomi

Nella maggior parte dei pazienti l’ernia iatale non causa sintomi evidenti, questo è vero soprattutto per le ernie da scivolamento. Se i sintomi si manifestano di solito si tratta soltanto di bruciore di stomaco e rigurgito, quando gli acidi prodotti dallo stomaco rifluiscono verso l’esofago. Alcuni pazienti affetti da ernia iatale fissa soffrono di reflusso gastro-esofageocronico, che può causare ulcere e sanguinamento, ed eventualmente asma. Come conseguenza si può avere l’anemia, cioè l’insufficienza di globuli rossi nel sangue.

L’infiammazione cronica del tratto inferiore dell’esofago può inoltre provocare ulcere e restringimenti che, a loro volta, possono rendere più difficile la deglutizione e far sì che gli alimenti non passino facilmente nello stomaco.

Non è corretto però dare all’ernia iatale tutte le colpe, specie quando si ha mal di pancia o la digestione risulta difficile. L’ernia iatale di solito non provoca dolori forti, questi sintomi possono essere causati da altre patologie, come ad esempio dall’ulcera peptica o addirittura dalle malattie cardiache. Alcuni pazienti con problemi alle coronarie scambiano i loro problemi per una semplice ernia iatale: se si soffre di dolori alla parte alta dello stomaco o di cattiva digestione, non bisognerebbe pensare automaticamente che la causa di tutto è l’ernia iatale. Si dovrebbe, piuttosto, andare dal medico e fare un controllo approfondito.

Cura e terapia

La terapia è necessaria solo se l’ernia provoca sintomi evidenti, come ad esempio bruciore di stomaco cronico o difficoltà di deglutizione. Anche per l’infiammazione e per le ulcere del tratto inferiore dell’esofago è necessaria una terapia.

In generale, per curare il bruciore di stomaco e l’esofagite (l’infiammazione dell’esofago) si consiglia di:

  • Evitare (o usare con moderazione) le sostanze che aumentano il reflusso dell’acido nell’esofago, come ad esempio:Fare pasti meno sostanziosi e più frequenti e lasciar passare almeno 2 o 3 ore tra il pasto e il momento in cui si va a dormire.
    • nicotina (sigarette),
    • caffeina,
    • cioccolato,
    • cibi ricchi di grassi,
    • menta,
    • alcool.
  • Evitare di chinarsi, di fare esercizi per gli addominali, di indossare cinture strette e ventriere, per non aumentare la pressione sull’addome e provocare il reflusso.
  • Se si è in sovrappeso, perdere peso. Anche l’obesità aumenta la pressione sull’addome.
  • Farsi prescrivere farmaci. Alcuni farmaci, come ad esempio gli antispastici per l’intestino, i farmaci che bloccano i canali del calcio, e alcuni antidepressivi indeboliscono i muscoli che formano il tratto inferiore dell’esofago.
  • Nel letto alzare l’appoggio per la testa di circa 20-30 centimetri, mettendo dei cuscini o dei supporti sotto il materasso. La forza di gravità vi permetterà di tenere gli acidi lontano dallo stomaco durante il sonno.

Alcuni farmaci sono efficaci per ridurre la secrezione acida dello stomaco, mentre altri aumentano il tono muscolare della parte inferiore dell’esofago, riducendo così il reflusso.

L’erna iatale mista può richiedere un intervento chirurgico, specie se le complicazioni causano situazioni d’emergenza. In tutti gli altri casi l’intervento chirurgico è indicato solo per quei pazienti che presentano complicazioni che non possono essere curate con i farmaci. Di per sé, la presenza dell’ernia iatale, non è motivo sufficiente per ricorrere all’intervento chirurgico.

fonte:www.farmacoecura.it

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Endometriosi: cause, sintomi

Cause

Le cause dell’endometriosi sono ancora poco conosciute: alcuni fattori di rischio sembrano essere la giovane età e la famigliarità con la malattia (altri casi verificatisi in famiglia).

Una delle teorie più accreditate riconosce parte delle cause dell’endometriosi nelle mestruazioni retrograde: è infatti accertato che il flusso mestruale possa talvolta percorrere il percorso inverso a quello corretto risalendo attraverso le tube e disperdendo quindi cellule uterine al di fuori dei consueti tessuti: qualcuno ipotizza che questo avvenga più o meno spesso in tutte le donne ma, solo nei soggetti predisposti, evolva in malattia.

Una seconda ipotesi prevede che le cellule responsabili vengano disperse in alcune regioni dell’organismo trasportate dai vasi linfatici e dal torrente circolatorio.

C’è poi chi ipotizza che alcune donne possiedano fin dalla nascita degli impianti di cellule uterine esternamente all’utero.

Sintomi

principali sintomi dell’endometriosi sono forti dolori addominali o pelvici, continui o discontinui, spesso associati al ciclo mestruale: è difficile valutare con esattezza la severità di un dolore fisiologico del ciclo, sicuramente in presenza di sintomi debilitanti e causa di assenza da scuola/lavoro potrebbe valere la pena approfondire il problema.

L’intensità del dolore non è in rapporto né all’estensione e/o alle dimensioni delle lesioni né alla gravità della malattia.

Ulteriori sintomi che possono essere segno di patologia sono:

  • dolore a seguito di rapporti sessuali (64% dei casi),
  • stipsi o dissenteria, spesso alternate,
  • dolore ovarico intermestruale,
  • dolore durante l’evacuazione,
  • perdita di sangue dal retto,
  • sangue nelle urine,
  • infertilità (30/35% dei casi),
  • aborti spontanei,
  • affaticamento cronico,
  • menorragia (mestruazione abbondante),
  • metrorragia (perdita di sangue al di fuori della mestruazione),
  • dismenorrea.
  • fonte:www.farmacoecura.it

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Depressione: sintomi, cause, cura.

cause: Solo in alcuni casi la malattia può essere scatenata da un evento singolo, la depressione spesso colpisce persone che prima si sentivano bene, ma all’improvviso si sono trovate di fronte a un lutto famigliare o a una grave malattia. In altri casi sono i cambiamenti del sistema nervoso che influenzano l’umore e causano la depressione. A volte le persone molto stressate, come ad esempio chi si prende cura degli anziani, dei bambini o dei malati, possono sentirsi depresse. Altre persone, infine, cadono in depressione senza un motivo preciso.

A volte, invece, la depressione è una conseguenza di una malattia grave, come ad esempio: un tumore, il diabete, le malattie cardiache, gli attacchi cardiaci o il morbo di Parkinson. In queste persone, la causa che scatena la depressione è la preoccupazione per l’impatto della malattia sulle loro vite. Potrebbero sentirsi stanchi e non in grado di affrontare qualcosa che li rende tristi. La terapia per la depressione potrà aiutarli a gestire i sintomi depressivi e migliorare la qualità della vita.

Anche il fattore genetico gioca un ruolo importante. Alcune ricerche dimostrano che la depressione può essere ereditaria. I figli di genitori depressi potrebbero essere più a rischio di depressione. La depressione, inoltre, è una malattia che tende a essere ricorrente, quindi molti anziani che sono stati depressi in passato saranno più a rischio.

Sintomi

Come si fa a capire quando qualcosa non va ed è necessario farsi aiutare? Dopotutto è naturale che ci si trovi ad affrontare problemi nella vita che potrebbero rendere triste chiunque: forse vi trovate ad affrontare la morte del vostro coniuge o di un amico, forse per voi è stato difficile abituarvi ad un grosso cambiamento nella vostra vita oppure vi sentite soli. O magari avete una malattia cronica e siete molto preoccupati.  Oppure, ancora, potreste sentirvi come se aveste perso il controllo della vostra vita.

Se soffrite di depressione maggiore e non vi curate, questa potrebbe continuare per settimane, mesi o addirittura anni. Ecco un elenco dei sintomi più frequenti della depressione. Se alcuni di essi fanno parte della vostra esperienza e durano da più di due settimane, vi consigliamo di andare dal medico.

  • Sensazione di “vuoto”, tristezza continua e ansia,
  • Stanchezza, mancanza di energia,
  • Perdita di interesse o di piacere per le attività quotidiane (compreso il sesso),
  • Disturbi del sonno, come ad esempio: problemi ad addormentarsi, risveglio di mattina molto presto ed eccessiva voglia di dormire,
  • Appetito maggiore o minore del solito,
  • Pianto frequente o eccessivo,
  • Dolori e disturbi che non scompaiono nemmeno dopo essere curati,
  • Difficoltà di concentrazione o di memoria; incapacità di prendere decisioni,
  • Sensi di colpa; sentirsi impotenti, inutili o senza speranza,
  • Irritabilità,
  • Pensieri di morte o fantasie suicide; tentato suicidio.

Se siete un famigliare, un amico o il medico di una persona a rischio, fate molta attenzione ai sintomi. A volte la depressione può nascondersi dietro un volto sorridente, una persona depressa che vive da sola può apparire sollevata se qualcuno smette di salutarla. I sintomi potrebbero sembrare scomparsi, ma se una persona è molto depressa, tendono a ricomparire.

I segnali di allarme non vanno sottovalutati: se non viene curata la depressione grave può portare al suicidio. Fate attenzione se qualcuno, indipendentemente dall’età, dice di sentirsi depresso oppure che gli altri non lo prendono sul serio. Quella persona potrebbe essere davvero in cerca d’aiuto.

Cura e terapia

Il medico o lo specialista spesso possono curare efficacemente la depressione. A seconda del paziente si rivelano efficaci diverse terapie: ad esempio i gruppi di auto aiuto possono insegnare nuove modalità di intervento o possono fornirvi un supporto esterno se vi trovate ad affrontare un cambiamento profondo della vostra vita, allo stesso modo possono rivelarsi utili diverse forme di supporto psicologico. Esistono metodi che vi potrebbero aiutare a pensare in modo più positivo: forse siete caduti in depressione perché continuavate a pensare ai fatti tristi della vostra vita e a ciò che avete perso. Un altro metodo vi permette di migliorare le relazioni con gli altri per darvi maggiore fiducia nel futuro.

Per guarire, o anche solo per sentirsi meglio, ci vuole tempo, ma se vi fate aiutare dagli altri e dalla cura scelta ogni giorno farete un passo verso la guarigione.

Anche i farmaci antidepressivi possono aiutarvi. Questi farmaci possono migliorar

  • l’umore,
  • il sonno,
  • l’appetito,
  • la concentrazione.

In commercio esistono diversi tipi di antidepressivi, ma la terapia con alcuni di essi deve durare almeno 12 settimane per fare effetto. Ricordate infine che il medico potrebbe farvi continuare la terapia per sei mesi o più oltre la scomparsa dei sintomi.

Alcuni antidepressivi possono causare effetti collaterali, però quelli di ultima generazione hanno meno controindicazioni. Per evitare i problemi bisognerebbe usare tutti gli antidepressivi esattamente come prescritto e ricordate che:

  • Il medico deve sapere tutti i farmaci che state assumendo, siano essi con obbligo di ricetta, da banco, integratori vitaminici o erboristici.
  • Il medico dovrebbe anche essere a conoscenza di tutti gli eventuali problemi fisici di cui soffrite.
  • Prendete gli antidepressivi nella dose giusta e all’orario giusto

 

Se dopo aver provato diverse terapie siete ancora molto depressi potrebbe esservi proposta la terapia elettroconvulsiva (più nota come elettroshock), tuttavia il mondo scientifico non è al momento di parere uniforme su questo approccio.

I famigliari e gli amici possono giocare un ruolo importante durante la terapia. Potete aiutare il vostro parente o il vostro amico a seguire correttamente la cura, se necessario potete essere voi a prendere gli appuntamenti o a portare il malato dal medico, dallo specialista o alle riunioni del gruppo di supporto.

Siate pazienti e comprensivi. Chiedete al vostro famigliare o al vostro amico di uscire con voi o di ritornare a svolgere le attività che prima della malattia gli piacevano. Incoraggiate la persona ad essere attiva ed occupata, ma non pretendete che faccia troppe cose contemporaneamente.

Prevenzione

Che cosa si può fare per diminuire il rischio di depressione? Cosa si può fare per superarla? Ecco alcuni consigli che sarebbe opportuno seguire.

  • Cercate di prepararvi ai grandi cambiamenti della vita, come ad esempio alla pensione o al trasloco dalla casa in cui avete vissuto per molti anni. Un modo per tenersi pronti è quello di coltivare le amicizie nel corso degli anni. Gli amici aiutano a combattere la solitudine se si rimane vedovi o soli.
  • Potete anche dedicarvi a un qualche hobby, i passatempi possono aiutarvi a tenere attiva la mente e il corpo.
  • Non perdete i contatti con la vostra famiglia. Fatevi aiutare dai vostri parenti quando vi sentite molto tristi.
  • Se vi trovate ad affrontare qualcosa di veramente faticoso, cercate di spezzarlo in lavori più piccoli che sono più facili da portare a termine.
  • Anche l’esercizio fisico regolare può contribuire a prevenire la depressione o a migliorare il vostro umore se vi sentite depressi. Gli esercizi fisici moderati, come le passeggiate, possono far bene alle persone anziane che soffrono di depressione, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Anche il giardinaggio, il ballo e il nuoto sono efficaci. Scegliete un’attività fisica che vi piace: iniziate magari con 10-15 minuti al giorno poi, se potete, aumentate il tempo da dedicarvi. Se si è in forma e si segue una dieta bilanciata si possono prevenire le malattie che possono causare disabilità o depressione. 
  • (www.farmacoecura.it)

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